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Piano di Sorrento. Lavori rumorosi ma residenti minacciati per non lamentarsi

Tribunale

Lavori edili rumorosi e residenti costretti a non protestare perché il titolare della ditta vantava parentele con i clan. Succede a Piano di Sorrento, in via Bagnulo, dove da tempo si erano innescate discussioni tra gli abitanti e gli imprenditori edili, i quali hanno tentato di imporre il silenzio facendo leva su parentele nella camorra stabiese.

Una vicenda finita in Tribunale e ieri il giudice di Torre Annunziata ha condannato un imprenditore edile sorrentino originario di Castellammare e un residente di quel palazzo per violenza privata, reato aggravato dal metodo mafioso. Dovranno scontare un anno e mezzo di reclusione ed un anno (con pena sospesa in caso di pubblicazione della sentenza). Entrambi sono incensurati e residenti tra Sorrento e Piano.

I fatti risalgono a diversi anni fa. A sollevare la questione un ex giudice che risiede nella zona il quale ha raccontato di essersi lamentato di quei lavori per la costruzione di un edificio. Il viavai di mezzi pesanti e l’utilizzo di macchinari disturbava il riposo dei residenti della zona, che avevano chiesto più attenzione e l’utilizzo di altre strumentazioni, per evitare eventuali danni strutturali.

Nel Settecento vivono diversi professionisti ed anche il magistrato che decise di chiedere l’accesso agli atti per ottenere le autorizzazioni e di denunciare subito i fatti. Era il 2009, quando la discussione tra le parti sarebbe degenerata a tal punto da spingere l’imprenditore a far leva su pesanti parentele tra le fila della camorra stabiese. Secondo l’accusa, lo aveva fatto tramite l’abitante del palazzo, che aveva riferito una frase inquietante all’allora giudice: “Quelli sono capaci anche di venire a sparare qua. Meglio evitare l’accesso agli atti al Comune”. Frase che ieri ha portato alle condanne in primo grado.

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