La lettera. Chef Giuseppe Aversa: Sorrento sta perdendo la sua identità

Riportiamo di seguito la lettera che lo chef Giuseppe Aversa, patron del ristorante stellato Il Buco di Sorrento, ha inviato al direttore de Il Mattino Vincenzo Di Vincenzo. Nella missiva si coglie la testimonianza del profondo amore che lega il professionista alla sua terra, ma anche una forte preoccupazione per la deriva che coinvolge la città del Tasso.

Questo il testo:

Io, chef a Sorrento,
amo il mio territorio

Caro Direttore Di Vincenzo,
sono uno chef, titolare di un avviato ristorante a Sorrento. Negli ultimi anni si assiste, lo dico con dolore, ad una perdita del senso di comunità della nostra città dovuto per lo più allo smarrimento del valore di appartenenza generato per lo più da un uso smodato dei social spesso utilizzati come arma per colpire, più che un luogo per discutere. Tutto questo ha prodotto, come cercherò di spiegare, una radicale spersonalizzazione di una comunità che proprio grazie al profondo senso di appartenenza ha costruito in passato le sue fortune. Ci sono luoghi direttore, che non si scelgono, ci scelgono. Sono le strade che ci hanno visto crescere, le piazze dove abbiamo imparato il valore dell’incontro, i volti che hanno accompagnato la nostra vita e le storie che hanno costruito ciò che siamo. Un territorio non è soltanto un confine geografico: è la nostra casa, la nostra memoria, la nostra identità. Appartenere a una terra significa portarla nel cuore, sentirne il peso e l’orgoglio, gioire dei suoi successi e soffrire per le sue ferite. Significa riconoscere che ogni pietra, ogni albero, ogni vicolo e ogni tradizione raccontano una storia che ci appartiene e che abbiamo il dovere di tramandare. Difendere il proprio territorio non è un atto di chiusura, ma un gesto d’amore. È scegliere di non restare indifferenti davanti al degrado, all’ingiustizia e alla rassegnazione. È avere il coraggio di alzare la voce quando ciò che amiamo viene mortificato e la forza di tendere la mano quando la comunità ha bisogno di unità. Una comunità non cresce grazie ai proclami, ma attraverso l’impegno quotidiano di persone che credono nel bene comune. Persone che non voltano lo sguardo davanti alle difficoltà, che si assumono responsabilità, che seminano speranza anche quando tutto sembra più semplice da abbandonare.
Il senso di appartenenza è ciò che ci ricorda che nessuno si salva da solo. È il filo invisibile che unisce passato, presente e futuro; che lega le generazioni e rende possibile costruire qualcosa di più grande dei nostri interessi personali. Senza questo legame, un territorio diventa soltanto un luogo. Con questo legame, invece, diventa una comunità viva, capace di rialzarsi, accogliere e guardare avanti senza dimenticare le proprie radici. Oggi più che mai abbiamo bisogno di riscoprire l’orgoglio di dire: questa è la mia terra. Non per sentirci superiori agli altri, ma perché solo chi ama profondamente il luogo in cui vive è disposto a proteggerlo, a rispettarlo e a renderlo migliore. Difendere la propria appartenenza significa lasciare ai nostri figli non solo strade e piazze, ma valori, dignità, memoria e speranza. Significa essere custodi di un patrimonio che non ci appartiene davvero, ma ricevuto in dono e che abbiamo il dovere di consegnare, più bello e più forte, a chi verrà dopo di noi. Perché una terra vive davvero solo se il cuore della sua gente continua a battere insieme. E finché ci saranno donne e uomini pronti ad amarla, a difenderla e a servirla con onestà e passione, nessuna difficoltà potrà spegnere la sua anima.
Giuseppe Aversa
Sorrento

Share this post

Scarica l’app SorrentoPress per rimanere sempre aggiornato
Download on app storeDisponibile su Google Play