Vico Equense. “Carta, colla e tempo”, esce il libro di Luigi Buonaiuto

Una tipografia di famiglia, un mestiere antico, il desiderio di fuggire da un destino già scritto e, infine, il ritorno alle proprie radici. È questo il filo conduttore di “Carta, colla e tempo”, il libro scritto da Luigi Buonaiuto. Un racconto personale che intreccia la storia di una professione con le vicende di una famiglia e di un’intera comunità.

Al centro del volume c’è una tipografia con una lunga esperienza e una solida tradizione. Un’azienda che, nel corso degli anni, ha formato persone al lavoro, creato opportunità e dato al paese la possibilità di vedere realizzati e pubblicati lavori destinati sia al settore pubblico che a quello privato. Un luogo nel quale la carta e l’inchiostro diventano strumenti per dare alle parole il valore che meritano.

Il protagonista inizialmente vive questa realtà come qualcosa di opprimente. Avviato al lavoro di tipografo nell’azienda paterna, sente presto il bisogno di recidere quel legame e di cercare una vita che gli appartenga davvero. Vuole allontanarsi da quel mondo, sperimentare strade diverse e costruirsi un futuro lontano da un destino che sembra già deciso.

Ogni tentativo di fuga, tuttavia, porta con sé nuove contraddizioni. Le esperienze che intraprende non riescono a soddisfarlo fino in fondo e ciò che comincia finisce spesso per lasciargli una sensazione di estraneità e di incompiutezza. Fino a quando, per necessità ma anche per una crescente consapevolezza, torna alla tipografia e riprende il cammino della propria famiglia.

“Ho scritto questo libro nel periodo del Covid, ma era da tanto che provavo a fermare sulla carta la storia della tipografia di famiglia – spiega Luigi Buonaiuto -. Una storia che abbraccia non solo la mia vita, ma anche quella della mia famiglia e delle persone che nell’azienda hanno lavorato”. Carta, colla e tempo è così il racconto di un mestiere, quello del tipografo, il cui valore nel tempo si è profondamente trasformato.

Ma è soprattutto una storia sul significato del lavoro, sui rapporti familiari e sul difficile equilibrio tra ciò che gli altri si aspettano da noi e ciò che desideriamo diventare. La vicenda professionale si intreccia con quella privata dell’autore, attraversando una vita fatta di momenti felici e dolorosi, incontri, cambiamenti e ricordi.

La storia della tipografia diventa quindi anche una storia personale e collettiva, capace di restituire la memoria di un mondo nel quale imparare un mestiere significava acquisire non soltanto una competenza, ma anche una responsabilità e un’identità. Il ritorno alla tipografia non è, dunque, soltanto un ritorno al lavoro di famiglia. È la riscoperta di una parte di sé e di un legame che, anche quando sembra necessario spezzare, continua a far parte della propria storia. Con “Carta, colla e tempo”, Luigi Buonaiuto consegna alla memoria una vicenda personale che diventa anche il racconto di un mestiere, di una famiglia e di un tempo nel quale le parole, prima di essere affidate agli schermi, prendevano forma sulla carta.

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