Il turismo si conferma motore dell’Italia nonostante le crisi globali

Il turismo, anche in un contesto difficile come quello attuale, segnato dal conflitto in Medio Oriente e dall’allarme rifornimenti per gli aerei a causa della carenza di cherosene, si conferma un motore fondamentale per la crescita dell’Italia. La conferma del ruolo di protagonista del comparto nell’economia nazionale arriva dalla 76esima assemblea nazionale di Federalberghi: l’asset, nel 2025, ha avuto un impatto del 13% sull’occupazione e di 237 miliardi di euro sul Pil.

Alla convention in corso a Roma è intervenuta per un saluto anche la Presidente del Consiglio. “Il turismo – ha sottolineato Giorgia Meloni – è molto più di un settore strategico per la nostra economia: il valore che genera va ben oltre il 13% del prodotto interno lordo”. Il sistema turistico del Belpaese in questi anni ha migliorato non solo la propria capacità di attrarre la domanda estera, ma anche quella di trattenere i visitatori per più giorni: “Siamo primi in Europa per permanenza, con una media pari a circa 3,6 notti, meglio di Spagna, Francia e Germania”, ha tenuto a sottolineare la premier.

A fornire una fotografia del settore è il 10° Rapporto sul sistema alberghiero e turistico ricettivo italiano realizzato da Federalberghi in occasione dell’assemblea: con 32.943 alberghi, 1,1 milioni di camere e 2,3 milioni di posti letto, l’Italia conquista il podio come primo Paese in Europa in termini di capacità ricettiva alberghiera.

Il 61% delle presenze turistiche registrate nel 2024 in Italia (pari in valore assoluto a 283,9 milioni di presenze) ha soggiornato negli alberghi: rispetto all’anno precedente l’aumento è stato del 3,1%, mentre gli arrivi negli alberghi, 96,4 milioni, sono risultati il 2,9% in più rispetto al 2023.

Bernabò Bocca, appena riconfermato alla guida di Federalberghi, associazione che conta circa 27mila imprese alberghiere in Italia, ha elogiato la capacità di reazione del settore, senza nascondere la propria preoccupazione per il rischio geopolitico. “Il turismo e l’ospitalità sono la grande eccellenza di questo Paese e come tale va considerata e tutelata. Il turismo è stato il settore che dopo il Covid, quando tutti lo davano per morto, ha avuto il più grande rimbalzo”.

Adesso, però, si teme un nuovo choc come quello del 2020. “Il rischio geopolitico e i conflitti in corso possono incidere negativamente sui flussi turistici diretti verso il nostro Paese e, in particolare, sugli arrivi da oltreoceano e dagli Stati Uniti, mercato che risente maggiormente del clima di incertezza sui collegamenti”, ha spiegato Bocca alla platea.

La buona notizia è che la situazione, al momento, appare ancora sotto controllo. Ci sono state delle cancellazioni, è vero, ma nulla di destabilizzante. Risultato? I mancati arrivi dovrebbero tradursi a maggio e giugno in un calo delle presenze appena percettibile rispetto ai numeri (da record) dell’anno scorso, a conferma della resilienza di un settore strategico.

Il quadro geopolitico, tuttavia, rimane incerto ed è difficile fare previsioni di lungo termine in questa fase. “L’attuale scenario di crisi sta rallentando le prenotazioni su luglio e agosto”, ha evidenziato Bocca.

Non è mancato un appello al governo. La lotta alle recensioni fasulle e l’equiparazione delle regole tra alberghiero ed extra alberghiero, ha insistito Bocca, devono avere la priorità: “Serve una disciplina comune per tutte le strutture ricettive”. Il presidente dell’associazione degli albergatori propone di abbassare la tassazione degli appartamenti turistici nei borghi e di aumentare quella sugli affitti brevi che aprono nelle grandi città: “Nei borghi, dove ci sono poche strutture ricettive, gli appartamenti possono essere di grande aiuto, peccato che la maggior parte di queste strutture, ovvero il 97% degli appartamenti turistici, si trovi nelle grandi città, dove fanno concorrenza sleale a noi”.

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