Curare il tumore ovarico resta una corsa contro il tempo. In Italia, otto donne su dieci ricevono una diagnosi tardiva, spesso quando la malattia è già in stadio avanzato. Per dare risposte concrete alle pazienti, ha preso il via a Sorrento il congresso nazionale “FOLight Discovering new frontiers in Ovarian Cancer”, un confronto di due giorni che riunisce oncologi, ginecologi, anatomopatologi, oftalmologi e altri professionisti della salute da tutto il Paese. L’obiettivo è discutere sulle ultime prospettive di trattamento e sulle nuove esigenze delle donne colpite dalla malattia.
“Il carcinoma ovarico è il più insidioso tra i tumori ginecologici – avverte Sandro Pignata, direttore dell’Oncologia ginecologica dell’istituto dei tumori Pascale di Napoli – perché non presenta sintomi chiari e non esistono screening efficaci. Solo un caso su dieci viene individuato quando la malattia è ancora limitata alle ovaie”.
Il percorso terapeutico standard prevede chirurgia e chemioterapia a base di platino, ma la malattia tende a recidivare: circa il 70% delle pazienti in stadio avanzato sviluppa una forma resistente. Negli ultimi anni, però, la ricerca ha aperto nuove frontiere. Gli anticorpi farmaco-coniugati, insieme alla medicina di precisione, consentono di colpire selettivamente le cellule tumorali, ritardare la progressione e migliorare la sopravvivenza, riducendo gli effetti collaterali rispetto alla chemioterapia tradizionale.
“Queste terapie rappresentano una vera svolta e devono essere rese disponibili rapidamente in Italia – sottolinea Anna Fagotti, direttrice della Unità operativa Carcinoma ovarico del Policlinico Gemelli di Roma -. La possibilità di individuare nuovi marcatori biologici, come il recettore dei folati, permette di selezionare le pazienti che traggono maggior beneficio dai farmaci innovativi”.
Per le associazioni dei pazienti, l’accesso rapido alle cure e una maggiore consapevolezza sulla malattia sono la chiave per salvare vite. “La sfida è anticipare la diagnosi e garantire a tutte le donne l’accesso alle nuove terapie”, afferma Ilaria Bellet, presidente di Acto Italia.





