Vico Equense. Da oggi il presidio in tenda per chiedere la riapertura del pronto soccorso

Prende il via oggi a Vico Equense l’esperienza della “Tenda della Pace e della Dignità”. Non un semplice gazebo, ma una “pietra d’inciampo” visiva e fisica, posta proprio davanti a quell’ospedale che da ormai sei anni soffre la chiusura del pronto soccorso.

L’anima di questa iniziativa è Salvatore Buonocore, un uomo che porta con sé il peso e la bellezza di trent’anni di militanza nella Comunità Papa Giovanni XXIII. Formato alla scuola di don Oreste Benzi, il “prete dalla tonaca sporca” che cercava Cristo nelle baracche e sulle strade, Buonocore non è nuovo alla cultura dell’accoglienza.

La sua storia parla di impegni concreti, come il progetto della casa famiglia realizzato in una struttura del Santuario di Pompei, un’esperienza che ha segnato profondamente il suo DNA di volontario e cittadino.

Per Buonocore, la battaglia per il “De Luca & Rossano” non è una questione tecnica, ma un dovere morale: “Siamo tutti più poveri a Vico Equense senza il pronto soccorso”, spiega, portando nel dibattito pubblico una sensibilità che affonda le radici nella dottrina sociale e nel volontariato.

Il cuore della proposta di Buonocore risiede in una riscoperta storica fondamentale, documentata grazie al contributo di don Pasquale Vanacore, storico dell’arcidiocesi di Sorrento-Castellammare di Stabia. L’ospedale di Vico Equense non è una “concessione” della politica, ma un vero e proprio atto di amore filantropico che vincola moralmente la struttura al suo territorio. Fu Serafina De Luca, nel 1863, a gettare il primo seme, destinando il proprio patrimonio alla creazione di un’opera che potesse accogliere e curare chi non aveva mezzi.

Luigi Rossano, nel 1872, con il suo testamento, consolidò l’opera della De Luca. Significativa fu la sua scelta di nominare il parroco di San Ciro come erede e custode dell’istituzione, a testimonianza di quanto la salute fosse considerata una missione comunitaria, prima ancora che amministrativa. Le lapidi poste sulla facciata del vecchio edificio di via Caccioppoli, datate maggio 1922, parlano chiaro: descrivono un luogo “dove la scienza e la beneficenza si sono alleate a sollievo dei poveri”. Il passaggio alla gestione regionale nel 1973 non ha cancellato questo vincolo: la politica oggi non gestisce solo dei reparti, ma un’eredità privata che i cittadini sentono profondamente propria.

La “Tenda della Dignità” sarà presente davanti alla struttura sanitaria di Vico Equense ogni martedì, giovedì e sabato (ore 9:30 – 12) per tutto il mese di maggio. È un simbolo potente che richiama le tende dei profughi e delle guerre, denunciando però una “guerra quotidiana” interna: quella di chi vede calpestato il proprio diritto alla cura. L’iniziativa punta a coinvolgere non solo la società civile ma anche quella ecclesiale, cercando un dialogo diretto con l’arcivescovo di Sorrento-Castellammare di Stabia, Francesco Alfano. L’obiettivo è chiaro: trasformare il presidio in un centro di “cultura di strada”.

Nel frattempo, nei giorni scorsi, il sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, ha avuto un nuovo confronto con il direttore generale dell’Asl Napoli 3 Sud, Giuseppe Russo, proprio per discutere della questione del punto di primo soccorso.

“È un percorso lungo, fatto di interlocuzioni e di tanta pazienza, alla luce delle problematiche che affliggono la sanità regionale e non solo – spiega il primo cittadino -. Con determinazione e vigilanza, passo dopo passo, possiamo avvicinarci all’obiettivo che da tempo chiediamo. L’incontro ha aperto concretamente all’opportunità di ampliare i servizi del punto di primo intervento. Abbiamo fatto anche un focus sulla carenza dei medici di base e abbiamo preso atto dello stato di salute del reparto di ostetricia e ginecologia, che viaggia su numeri importanti”.

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