La folle corsa guidando con i piedi a pochi metri dalla costa. L’Area marina protetta di Punta Campanella in possesso del video, già da qualche giorno lo ha segnalato alla Capitaneria di porto. Un comportamento inaccettabile, incivile, incurante delle regole e della sicurezza che non può essere tollerato.
L’intervento della presidente dell’Amp Punta Campanella, Carolina Mazzella:
“In merito al video recentemente pubblicato sui social, nel quale un diportista viene ripreso alla guida di un’imbarcazione ad alta velocità, con modalità di conduzione del mezzo evidentemente inadeguate e in un’area protetta abitualmente interessata da attività subacquee autorizzate, l’Amp Punta Campanella aveva già provveduto qualche giorno fa a segnalare l’accaduto alle Autorità competenti, affinché siano effettuati tutti gli opportuni accertamenti.
Al di là delle eventuali responsabilità che saranno accertate dagli organi preposti, un episodio di questo genere impone però una riflessione più ampia.
Il mare è uno spazio condiviso, nel quale la sicurezza di chi naviga deve necessariamente conciliarsi con la tutela di chi svolge attività in acqua e, in particolare, dei subacquei. La conoscenza delle regole di navigazione, delle corrette distanze di sicurezza, della segnalazione della presenza dei subacquei e delle caratteristiche delle aree protette non può essere considerata un semplice adempimento burocratico, ma deve diventare parte integrante della cultura e dell’educazione di ogni persona che conduce un’imbarcazione.
Ma c’è un altro aspetto sul quale è necessario riflettere: un comportamento irresponsabile nei confronti del mare finisce per danneggiare anche chi, di quel mare, vive professionalmente.
Un charterista dovrebbe essere il primo ad avere interesse a preservare l’ambiente nel quale svolge la propria attività. Il mare, infatti, non è soltanto una risorsa naturale da utilizzare: è il patrimonio sul quale si fonda il futuro economico dell’intero comparto nautico e turistico.
Danneggiare gli ecosistemi, disturbare le attività subacquee, navigare senza il necessario rispetto delle regole o trasformare comportamenti pericolosi in contenuti da esibire sui social significa, nel lungo periodo, compromettere proprio quella risorsa dalla quale dipende il lavoro e il reddito degli stessi operatori del settore.
Chi lavora sul mare dovrebbe quindi essere il primo custode del mare.
Per questo riteniamo necessario aprire una riflessione sulla formazione degli operatori e dei diportisti, affinché il conseguimento della patente nautica non rappresenti soltanto il raggiungimento di un’abilitazione tecnica, ma costituisca anche l’inizio di un percorso di responsabilizzazione verso l’ambiente marino e verso tutti coloro che lo frequentano.
Riteniamo pertanto auspicabile affiancare alla formazione prevista per il conseguimento della patente nautica un obbligatorio percorso di educazione ambientale e di corretta fruizione del mare, con particolare attenzione alle aree protette, alle attività subacquee, alla tutela degli ecosistemi e alle norme di sicurezza per la navigazione in presenza di subacquei.
Non si tratta soltanto di conoscere le regole, ma di comprenderne il significato: dietro ogni boa,
ogni segnalazione e ogni limite di velocità può esserci la sicurezza e, talvolta, la vita di una persona. Ma dietro la tutela di ogni ambiente marino c’è anche il futuro di un’intera economia.
L’Amp ritiene che su questi temi sia necessario un confronto concreto tra istituzioni, autorità marittime, operatori del settore, associazioni e comunità dei subacquei.
Proprio per questo, l’Amp si dichiara sin da ora pronta a mettere a disposizione competenze, esperienza e professionalità per contribuire alla realizzazione di percorsi di educazione ambientale e di sensibilizzazione alle buone norme di navigazione e di comportamento in mare.
La sicurezza e la tutela dell’ambiente marino non possono essere affidate esclusivamente alle sanzioni dopo che un comportamento pericoloso si è verificato. Occorre investire soprattutto nella
prevenzione, nella formazione e nella cultura del rispetto del mare.
Perché il mare non è una pista, né un palcoscenico per esibizioni sui social.
È il patrimonio sul quale si costruisce il futuro di tutti: dei subacquei, dei diportisti, degli operatori turistici e degli stessi charteristi. Proteggerlo significa proteggere anche il proprio lavoro e il proprio futuro”.
Di seguito il link al video: https://youtube.com/shorts/LkHIZmim578?feature=shared






