Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha pubblicato una bozza del modello di bando nazionale per l’assegnazione delle concessioni demaniali marittime a uso turistico-ricreativo. Il documento rappresenta il punto di riferimento che comuni ed istituzioni concedenti dovranno impiegare per redigere i propri bandi, definendo parametri uniformi su durata, criteri di valutazione, indennizzi e canoni per evitare difformità sui territori.
Per quanto riguarda il calendario, i bandi dovranno essere pubblicati entro il 30 giugno del prossimo anno, con assegnazione definitiva entro il 30 settembre 2027, data fino alla quale le concessioni attuali manterranno la loro validità. Le nuove concessioni avranno una durata variabile tra 5 e 20 anni, calcolata sugli investimenti previsti e sui tempi necessari per ammortizzarli.
L’assegnazione non avverrà sulla base del prezzo più alto, ma secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, che valuterà la qualità dei servizi, le iniziative per allungare la stagione, l’esperienza professionale e la tutela dell’occupazione, con particolare attenzione alle piccole e medie imprese.
Prevista anche la tutela del gestore uscente, che avrà diritto ad un indennizzo a carico del nuovo concessionario per gli investimenti non ammortizzati realizzati negli ultimi cinque anni, compresi gli interventi strutturali a seguito di eventi eccezionali previa perizia tecnica. Il saldo avverrà per il 20% al momento dell’aggiudicazione e per la parte restante entro sei mesi. Inoltre, i canoni saranno legati alla redditività effettiva delle aree e non più soltanto a tabelle fisse, mentre i nuovi gestori avranno l’obbligo di garantire la completa accessibilità alle persone con disabilità, compresi i percorsi fino alla battigia.
Questo provvedimento segna un passaggio decisivo in una vicenda complessa che dura da vent’anni. La Direttiva Bolkestein del 2006 impone l’assegnazione delle concessioni tramite procedure pubbliche e trasparenti, ma per anni l’Italia ha prorogato in automatico i titoli esistenti, esponendosi a procedure d’infrazione da parte dell’Unione Europea. La legge sulla concorrenza del 2022 ha avviato il riordino, e il decreto legge 32 del marzo 2026 ha incaricato il ministero di definire questo modello nazionale dopo il confronto con Regioni, comuni e associazioni di categoria. Resta confermato che la giustizia amministrativa consente agli enti locali di avviare le gare anche prima della scadenza del 2027.






