Indagini a tappeto sugli incendi in penisola

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La maggior parte sono di origine dolosa, ma, in rari casi, determinati anche da irresponsabilità o distrazione. Sono gli incendi boschivi che nelle ultime settimane sono in forte aumento nell’area stabiese e ed in quella della penisola sorrentina. Ma perché viene appiccato il fuoco per distruggere la vegetazione? “Sono diversi i motivi – spiega il comandante del Corpo Forestale dello Stato di Napoli, Angelo Marciano – dal rinnovo dei pascoli alla raccolta dei prodotti del sottobosco. Ma registriamo anche il fenomeno legato al bracconaggio e, in piccoli episodi, quello connesso al ricavo degli spazi per la coltivazione della cannabis”.

A preoccupare uomini e donne della Forestale, è soprattutto la penisola sorrentina, aggredita negli ultimi tempi da fiamme e fuoco. La squadra investigativa diretta da Rosa Codella ha individuato il responsabile dell’incendio sviluppatosi nell’area di Marina del Cantone, a Massa Lubrense, il 28 luglio scorso, attraverso il metodo delle evidenze fisiche. Incendio dovuto a disattenzione nell’uso di un barbecue.

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Ma sono altri gli episodi sui quali l’investigativa sta lavorando. In tutta la penisola sorrentina, sui Monti Lattari e sul Faito, dall’inizio della campagna di massima pericolosità per gli inneschi, si sono verificati puntualmente diversi incendi in zone all’interno delle quali sono state rinvenute piccole aree destinate proprio alla coltivazione della marijuana. Non si esclude quindi, un possibile legame tra incendi e attività dedita alla coltivazione delle piante di stupefacenti.

Proprio ieri gli uomini del Comando Stazione di Castellammare di Stabia e quelli del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale e Forestale, dopo una serie avvistamenti e pattugliamenti volti alla ricerca di coltivazioni illegali di stupefacenti, hanno individuato una piantagione di marijuana nella zona di Monte Faito, a metà costa, circa 200 metri al di sotto del Piazzale dei Capi, nel versante facente parte del Comune di Castellammare di Stabia. Sequestrata l’area e le 50 piante e denunciati i proprietari C. M. e G. B.

“In penisola sorrentina non escludiamo per esempio rivalità tra squadre di cacciatori per muovere la selvaggina, abbiamo censito qualche episodio in tal senso. Ma anche la pastorizia e la raccolta dei prodotti del sottobosco”, dice Marciano. Non di rado gli incendi cosiddetti di interfaccia poi, sono causati per accaparrarsi i successivi lavori di somma urgenza di ripristino dei costoni.