Il segretario comunale fa causa al Comune di Sorrento

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SORRENTO. Il segretario comunale cita il Comune. Sembra un paradosso, ma non lo è affatto. Tanto che l’avvocato dell’ente di piazza Sant’Antonino, Maurizio Pasetto, ha ottenuto il via libera a costituirsi in giudizio da parte del dirigente Donato Sarno.

Al centro della vertenza giudiziaria ci sono i diritti di segreteria percepiti dal Comune di Sorrento. In particolare la quota che fino alla fine di giugno del 2014 veniva corrisposta alla segretaria, Elena Inserra. L’articolo 10 del Decreto Legge 90 del 2014, infatti, ha abolito le norme precedenti che disciplinavano la materia. Dal 25 giugno di due anni fa, quindi, la dirigente non percepisce più il 10 per cento dei diritti di segreteria e del diritto di rogito, importi che vengono così interamente acquisiti al bilancio del Comune. Da allora e fino a dicembre del 2015 la cifra che sarebbe andata alla dottoressa Inserra è pari a poco più di 30mila euro.

Ma la segretaria comunale non ci sta ed avvia una vertenza chiamando in causa il Comune per il quale lavora. Ai giudici della sezione Lavoro e Previdenza del Tribunale di Torre Annunziata chiede di “accertare la vigenza dell’articolo 37 del contratto collettivo nazionale di lavoro del 16 maggio 2001 che regola l’attività dei segretari comunali e provinciali”. In via subordinata la funzionaria propone “di sollevare questione di legittimità costituzionale dell’articolo 10  per contrasto con gli articoli 3 e 39 della Costituzione”.

“La mia non è una presa di posizione nei confronti del Comune di Sorrento – spiega Elena Inserra -. Come altri colleghi di diverse zone d’Italia ho fatto ricorso al Tribunale per ottenere una pronuncia in merito alla questione che, riteniamo, vada sollevata innanzi alla Corte Costituzionale”. La segretaria comunale di Sorrento non è sola nella sua crociata contro una norma ritenuta illegittima. “Insieme ad alcuni segretari di altri enti – sottolinea la dirigente – abbiamo deciso di muoverci unitariamente, anche se dinanzi alla legge figuro solo io. Ribadisco, però, che, come ho spiegato anche al sindaco Cuomo, l’obiettivo è di ottenere la pronuncia di un Tribunale oppure che venga sollevata la questione di legittimità costituzionale, poi dove e come questo avvenga non è importante. Teniamo conto che se i contratti li facesse un notaio comporterebbero spese molto più consistenti”.