Vico Equense. Abbattuto il pino di piazza Marconi. Il Wwf: Uno scempio

“È solo l’ennesimo scempio in atto ai danni del precario patrimonio arboreo della città di Vico Equense che, da sempre, pare aver puntato tutto sulla cucina e sulle tradizioni gastronomiche dimenticandosi però, tra una pizza, un provolone e una sagra, della Natura e degli alberi”. Sono le parole di Claudio d’Esposito, presidente del Wwf Terra del Tirreno, che denuncia l’abbattimento di un imponente albero nel centro del Comune costiero.

“È di questi giorni la notizia dell’abbattimento a raso di un bellissimo e grosso esemplare arboreo di Pino d’Aleppo, che vegetava da decenni in piazza Marconi, offrendo refrigerio dalle calde giornate assolate, purificando l’aria da gas di scarico dannosi alla salute su una strada dal traffico caotico, offrendo riparo ad uccelli e microfauna urbana ed un sollievo visivo ai tanti pazienti della struttura ospedaliera confinante”, aggiunge il leader degli ambientalisti.

“Non so se ci sia qualche genitore che ora gioirà del fatto che i propri bambini potranno giocare al sicuro, nello zoo di altalene e scivoli bullonati su plastica anti-caduta, crogiolandosi sotto il sole cocente di una piazza sempre più grigia e inquinata – dichiara con ironia d’Esposito -? In una telefonata di alcuni giorni fa col sindaco Giuseppe Aiello (col quale il Wwf sta collaborando per evitare l’abbattimento dello storico Pino del Pezzolo che la proprietaria vorrebbe eliminare) avevamo appreso in maniera “ufficiosa” come “l’agronomo del Comune” avesse documentato un’inclinazione della pianta di circa 4,5 cm temendone il crollo. Il Wwf si stava attivando con i suoi esperti per produrre una controperizia. Non ci aspettavamo di certo un epilogo così veloce”.

“Da un sopralluogo effettuato sul posto abbiamo documentato il perfetto stato di salute dell’albero abbattuto e contato circa 70 anelli di accrescimento che corrispondono all’età della pianta. Se hanno deciso di eliminarlo è grazie ad una perizia agronomica di un professionista ben noto al Wwf per il suo nutrito curriculum di perizie (spesso contrastate con forza dagli esperti della nostra associazione) che hanno condannato a morte numerosi alberi nel Comune di Vico Equense dal mare ai monti: il secolare pino di Seiano, gli stupendi tigli di via Asturi, i cedri e le conifere di piazza San Ciro, i pini neri del Faito sono solo alcuni degli esemplari arborei condannati all’abbattimento a seguito delle relazioni tecniche di tale professionista”.

“E non va certo meglio sul fronte del rimboschimento: l’impianto dei Pini neri sul Faito “in ricordo delle vittime del Covid” fatto con alberelli gnomi (morti tutti poco dopo la cerimonia in pompa magna) era opera dello stesso professionista – aggiungono dal Wwf -. Discutibile, per modalità e tempi di esecuzione, anche il rimboschimento attualmente in atto sul Faito curato dallo stesso con enormi fondi pubblici. Eppure il Regolamento UE 2024/1991 sul ripristino della natura per gli ecosistemi urbani, chiede che entro il 31 dicembre 2030 non ci sia “alcuna perdita netta” degli spazi verdi urbani e della copertura arborea urbana, e dal 2031 richiede una tendenza all’aumento. Le stesse linee guida italiane più recenti parlano di proteggere e incrementare i benefici della copertura arborea e di gestire il patrimonio con monitoraggio, mantenimento in salute degli alberi e rischio accettabile, non di fare tabula rasa”.

“Il grosso Pino d’aleppo, condannato a morte, era uno dei superstiti alla mattanza arborea pianificata dall’amministrazione comunale (grazie sempre alle conclusioni della perizia dello stesso tecnico) quando nel novembre 2019 ci fu il triste rifacimento dalla piazza a suon di motoseghe, cemento e plastica – chiarisce d’Esposito -. Tanta plastica fino a strozzare il colletto delle poche piante risparmiate alla furia agronomico/compulsiva della “categoria “D”… ovvero piante considerate a vista pericolose e/o malate e, quindi, da abbattere ad horas. A onor del vero in quest’ultimo caso ci fu un originale “salto di fantasia” per giungere alle conclusioni: alla domanda del committente se fosse possibile “spostare altrove” gli alberi preesistenti, vigorosi e sani, di 20 metri di altezza, l’agronomo chiariva che per dimensioni, età e specie il “trapianto” non era possibile, e nonostante attestasse che gli alberi al momento della verifica stavano bene e non manifestavano alcun sintomo di propensione al cedimento, viste le “esigenze progettuali”, ne prescriveva l’abbattimento”.

“Col Wwf – conclude – faremo accesso agli atti anche stavolta e vedremo di capire cosa sta accadendo nel comune di Vico Equense che, da troppo tempo, sembra aver dichiarato guerra agli alberi. Intanto il territorio equano, come in un’emorragia inarrestabile, continua a perdere secoli di storia:
– sono centinaia gli alberi secolari abbattuti e trafugati per farne legna da ardere sul Faito;
– è morto nel silenzio di tutti il Pino di Seiano di 175 anni che il WWF si affannò a tenere in piedi 12 anni fa;
– sono stati scempiati i lecci plurisecolari dei Camaldoli ad Astapiana;
– a breve, se il Comune non agirà con fermezza e decisione, abbatteranno anche il Pino del Pezzolo?
È davvero un brutto periodo e tempo di guerra anche per i nostri amici alberi”.

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