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Treni Eav non a norma dall’1 luglio a 50km/h, per la tratta Sorrento-Napoli ci vorrà 1h e 40

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Il 30% di corse cancellate, tempi di percorrenza dilatati, decine di migliaia di pendolari che abbandonano i treni per usare i bus ma soprattutto le automobili, con tutto quello che ne consegue in termini di smog, traffico, incidenti stradali. È lo scenario apocalittico disegnato dall’Eav, che potrebbe trasformarsi in realtà già tra un mese. Per questo il presidente dell’azienda che controlla anche la Circumvesuviana, Umberto De Gregorio, ha scritto al ministro dei Trasporti Danilo Toninelli per chiedergli di intervenire.

Entro il primo luglio l’Eav dovrà adeguarsi ai parametri di sicurezza imposti dall’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. Sarà tenuta in pratica ad applicare il Sistema di controllo della marcia treno, che consente al convoglio in transito di sapere se un passaggio a livello funziona o no, se ci sono ostacoli lungo i binari, se bisogna rallentare in determinati tratti. Nuove tecnologie, insomma, che ora l’Eav non utilizza. Se continuerà a non farlo, l’Agenzia imporrà un limite di velocità ai convogli molto più basso dell’attuale: 50 chilometri orari (ora si viaggia a 70 ed a volte anche 90).

Il nuovo limite stravolgerà le tabelle orarie: per andare da Napoli a Sorrento si passerebbe da un’ora e 8 minuti di adesso a circa un’ora e 40 minuti. Ciò costringerebbe l’azienda a rivedere i piani ed il programma di esercizio ed a tagliare le corse di circa un terzo. E i viaggiatori scapperebbero dai treni per riversarsi sulle strade. “Le nostre linee trasportano oltre 100mila pendolari al giorno – spiega De Gregorio -. Il taglio delle corse porterebbe ad una riduzione di passeggeri di circa il 30 per cento, con la conseguenza di avere in auto private o su bus circa 30-40 mila pendolari in più ogni giorno. Tutto ciò aumenterebbe il rischio di incidenti in valore assoluto”.

La stretta sulla sicurezza è stata decisa dopo la strage ferroviaria che avvenne nel 2016 tra Andria e Corato, in Puglia, con lo scontro tra due treni che provocò 23 morti. Dopo quella tragedia lo Stato decise che anche le ferrovie cosiddette “isolate”, ossia non connesse alla rete ferroviaria italiana (14 in tutta Italia, l’Eav è la più grande) dovevano adeguarsi alle norme di sicurezza dettate dall’Ansf, un organismo indipendente operativo in Italia dal 2008. Nel dicembre del 2017 si stabilì che le ferrovie avevano un anno e mezzo per adeguarsi.

I 18 mesi sono passati, ma all’Eav non sono bastati. Da qui la richiesta di una proroga. “Non siamo stati fermi, abbiamo messo i fondi da parte, fatto il capitolato, programmato i lavori e gli investimenti. Ma se in Italia per realizzare un’opera pubblica sono necessari mediamente 17 anni per noi era impossibile realizzare gli investimenti richiesti in soli 17 mesi – fa sapere De Gregorio -. Abbiamo la volontà di farli, chiediamo solo tempo, con un provvedimento legislativo che rinvii il passaggio di competenze all’Ansf”.

In ogni caso è giusto chiarire che sui treni dell’Eav è comunque attivo un sistema di sicurezza che si chiama Atp (Automatic Train Protection) e che ha garantito finora i passeggeri. Ora, però, l’Atp andrebbe integrato con l’Smct. Intervento per il quale occorrono tre anni quando la i termini scadono tra un mese. Per questo si punta ad ottenere un rinvio. L’associazione di categoria che rappresenta le aziende ferroviarie si è incontrata più volte con i membri del Parlamento, delle varie commissioni e dello stesso ministero.

Ma la decisione deve arrivare presto visto che la scadenza si avvicina e con essa lo spettro dei treni lumaca. Inoltre, lo stravolgimento del servizio e la fuga dei pendolari porterebbe anche ad un inevitabile calo degli incassi per l’azienda. “Eav ha risanato il bilancio, produce utili, ha programmato assunzioni, investimenti in infrastrutture e in materiale rotabile – conclude il presidente -. Questo ostacolo metterebbe a serio rischio il nostro progetto complessivo di sviluppo”.

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