Non si può continuare a parlare di emergenza abitativa senza disporre di dati aggiornati, analisi documentate e una conoscenza effettiva del patrimonio immobiliare presente sul territorio. È questa la posizione di Abbac – Associazione nazionale del comparto extralberghiero, che, dopo l’incontro istituzionale con il ministro del Turismo, Gianmarco Mazzi, rilancia una proposta concreta per affrontare le difficoltà di accesso alla casa nei comuni della penisola sorrentina.
“Durante l’incontro con il ministro – sottolinea Agostino Ingenito, presidente nazionale Abbac – ho chiesto agli amministratori locali di conoscere i dati effettivi sul fabbisogno abitativo e sulle politiche messe in campo. Mi è stato risposto che i comuni non dispongono delle risorse necessarie. Una risposta che non può giustificare l’immobilismo delle amministrazioni, né tantomeno il tentativo di scaricare sui piccoli proprietari e sulle attività ricettive le responsabilità di problemi complessi e strutturali”.

Da qui la proposta Abbac di modificare la normativa nazionale sull’imposta di soggiorno, consentendo ai comuni di destinare almeno il 20% degli incassi alla costituzione di un fondo per l’emergenza abitativa, utilizzabile per garanzie sui contratti di locazione residenziale, contributi alle famiglie in difficoltà e incentivi ai proprietari che scelgono affitti di lunga durata.
“Abbiamo già trasmesso la proposta ai responsabili del turismo dei partiti di maggioranza e opposizione, ai referenti parlamentari e all’Anci. Se davvero esiste un’emergenza abitativa, una parte delle risorse generate dal turismo deve poter contribuire a risolverla. Non servono nuovi divieti indiscriminati, ma strumenti economici capaci di favorire l’incontro tra domanda e offerta abitativa”, puntualizza Ingenito.
Parallelamente, Abbac ha avviato richieste di accesso agli atti rivolte ai comuni della penisola sorrentina, per acquisire elementi documentali su:
– Censimento degli immobili e dei vani sfitti, inutilizzati o non occupati stabilmente.
– Analisi del fabbisogno abitativo effettivo e dell’andamento demografico.
– Eventuali residenze fittizie, situazioni anagrafiche irregolari e immobili utilizzati come abitazioni senza le necessarie condizioni di regolarità.
– Patrimonio immobiliare interessato da difformità urbanistiche, abusi edilizi e pratiche di condono ancora pendenti.
– Consistenza, destinazione, utilizzo e gestione del patrimonio immobiliare pubblico, compresi eventuali alloggi inutilizzati.
– Entrate comunali derivanti dall’imposta di soggiorno e loro effettiva destinazione.
“Vogliamo comprendere quanti immobili siano realmente disponibili, quanti restino inutilizzati, quale sia la consistenza del patrimonio pubblico e soprattutto quali politiche abitative siano state concretamente adottate. Non possiamo accettare che si attribuisca automaticamente alle locazioni turistiche la responsabilità della difficoltà di trovare casa, senza una seria analisi delle cause”, prosegue il presidente Abbac.
Per l’associazione, il diritto all’abitare e il diritto di proprietà non devono essere trasformati in diritti contrapposti. “La casa è un bene essenziale per le famiglie, ma è anche il risultato dei sacrifici e degli investimenti di tanti piccoli proprietari. Non possiamo pensare di risolvere una questione sociale comprimendo indiscriminatamente la proprietà privata o penalizzando un comparto che produce economia, occupazione e reddito diffuso”.
Ingenito richiama inoltre la necessità di distinguere le diverse realtà territoriali: “Non tutti i comuni vivono la stessa pressione turistica e non tutte le difficoltà abitative derivano dalla crescita delle locazioni brevi. Occorre considerare lo spopolamento, l’invecchiamento della popolazione, il costo della vita, gli immobili inutilizzati e la carenza di politiche pubbliche di recupero e rigenerazione urbana”.
Abbac propone quindi una strategia fondata su incentivi fiscali locali, fondi di garanzia per i proprietari, sostegni alle famiglie, recupero del patrimonio pubblico e privato inutilizzato e valorizzazione delle locazioni residenziali.
“La nostra iniziativa non vuole alimentare polemiche, ma richiamare ciascuno alle proprie responsabilità. Abbiamo avanzato una proposta per reperire risorse e chiesto documenti per conoscere la situazione reale. Ora attendiamo risposte dai comuni della penisola sorrentina».
“Il diritto all’abitare si tutela con politiche abitative, non individuando nei piccoli proprietari un capro espiatorio. Prima i dati, poi le scelte. E soprattutto basta alibi: il turismo può contribuire alle soluzioni, non essere indicato sempre come il problema”.






