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Lidi balneari, ok del governo alla riforma delle concessioni

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Varata la riforma delle concessioni balneari. Dal primo gennaio del 2024 verranno assegnate con gara pubblica. Si punta così, secondo il governo, ad “assicurare un utilizzo più sostenibile del demanio marittimo, favorirne la pubblica fruizione e promuovere un maggiore concorrenza”. Nel provvedimento, fortemente voluto dal premier Mario Draghi che ha dovuto superare non poche resistenze in Consiglio dei ministri, ci sono la tutela delle piccole imprese familiari con un’unica concessione, l’indennizzo al concessionario uscente per gli investimenti compiuti, il divieto di proroghe e rinnovi automatici. Previsti anche interventi contro il caro-ombrellone, l’obbligo di consentire l’accesso al mare e un tetto al numero delle concessioni di cui si può essere titolari in modo da favorire i piccoli imprenditori.

“Il testo adottato – fa sapere Palazzo Chigi – è il migliore possibile: concilia le esigenze di concorrenza con alcune forme di tutela dei concessionari, in particolare i piccoli che hanno in queste attività la principale forma di sostentamento”. Le norme, che prorogano al 31 dicembre 2023 le concessioni in essere e premiano nelle gare chi garantirà investimenti e la tutela del paesaggio, entreranno nel disegno di legge sulla concorrenza fermo al Senato. E verranno dettagliate, entro 6 mesi, da vari decreti legislativi che tra l’altro dovranno fissare il tetto massimo di concessioni di cui si può essere titolari.

Previsto, comunque, lo scudo per le aziende familiari titolari di una sola concessione che negli ultimi 5 anni hanno utilizzato» il lido “quale prevalente fonte di reddito”. Ci sarà, inoltre, un indennizzo, da definire con decreto legislativo, “da riconoscere al concessionario uscente, posto a carico del concessionario subentrante, in ragione del mancato ammortamento degli investimenti realizzati e della perdita dell’avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico”.

La riforma, che fa evitare all’Italia una pesante sanzione della Ue, punta poi a favorire le piccole imprese, salvaguardando l’occupazione, visto che “in sede di affidamento della concessione si terrà conto dei presupposti per l’eventuale frazionamento in piccoli lotti delle aree demaniali, al fine di favorire la massima partecipazione delle microimprese e piccole imprese, indicando un numero massimo di concessioni”. Andrà anche garantita con clausole ad hoc “la stabilità occupazionale del personale impiegato nell’attività del concessionario uscente”.

La durata delle concessioni balneari, che non potranno essere rinnovate o prorogate automaticamente, dovrà coprire “un periodo non superiore a quanto necessario per garantire al concessionario l’ammortamento e l’equa remunerazione degli investimenti autorizzati dall’ente concedente”. La riforma stabilisce anche che, una quota del canone dovrà andare a tutela delle coste e al miglioramento delle spiagge libere. E qui si inserisce anche la norma contro il caro-ombrelloni, tenendo “in «adeguata considerazione, ai fini della scelta del concessionario, la qualità e delle condizioni del servizio offerto agli utenti”.

Previsti anche interventi a favore dell’accesso in spiaggia per i disabili e i bandi di gara dovranno prevedere l’obbligo di garantire “la costante presenza di varchi per il libero e gratuito accesso” alla battigia.

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