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Il Tar respinge il ricorso di Don Alfonso per gli abusi a Punta Campanella

peracciole

MASSA LUBRENSE. Le strutture realizzate da Alfonso Iaccarino presso la tenuta “Le Peracciole” di Punta Campanella sono abusive. E’ quanto ha stabilito il Tar che, nel rigettare il ricorso presentato dai legali dello chef contro l’ordinanza di demolizione emanata dal Comune di Massa Lubrense, ha chiarito che l’edificazione delle opere contestate ha comportato “una trasformazione urbanistico-edilizia del territorio che necessitava del preventivo permesso di costruire”.

La vicenda risale al gennaio dell’anno scorso, quando a Iaccarino fu notificata un’ordinanza di sospensione dei lavori per le irregolarità riscontrate da carabinieri e polizia municipale nella sua proprietà di Punta Campanella famosa in tutto il mondo per le produzioni d’eccellenza. I presunti abusi riscontrati all’epoca erano relativi al varco di accesso, a due pollai, ad un deposito ed alla pavimentazione di un viottolo. Opere che secondo il Comune erano illegittime perché realizzate senza autorizzazione in un’area inserita in una riserva naturale integrale sia dal Piano regolatore che dal Piano urbanistico territoriale della penisola sorrentina.

Per questo venne emessa l’ordinanza per la demolizione ed il ripristino dello stato dei luoghi. Il provvedimento dell’ufficio Urbanistica dell’ente di piazza Vescovado venne impugnato da Iaccarino il quale riteneva che alcune costruzioni non sarebbero state sanzionabili perché non avrebbero creato nuovi e autonomi volumi. Una tesi respinta dai giudici amministrativi secondo i quali, dall’accertamento effettuato il 2 dicembre 2015, emergono “numerosi interventi realizzati senza permesso”, ossia quelli rilevati dai carabinieri e dai caschi bianchi.

A questi si sommano “altri interventi abusivi già oggetto di passati accertamenti”. In particolare si tratta di un manto in calcestruzzo su pista carrabile e una porcilaia in muratura individuati dalla polizia municipale rispettivamente a dicembre 1997 ed a marzo 2004. Nonostante si tratti di opere “di natura modesta” e realizzate in parte “con materiali di scarso pregio” come lamiere e pali in legno, i giudici ritengono che comunque tali strutture “destinate allo stabile insediamento nel suolo inedificato, arrecano una trasformazione del territorio” che richiede un permesso di costruire. Da ciò il rigetto dell’istanza, anche se non si può escludere che Iaccarino decisa di andare oltre e presentare ricorso al Consiglio di Stato.

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