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Il Riesame decide sui datterari che hanno devastato la costiera sorrentina

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Due restano in cella, ma quattro ottengono gli arresti domiciliari dal tribunale del Riesame. Sono i datterari arrestati nei giorni scori per aver devastato i fondali della penisola sorrentina. Oggi ci sarà una nuova udienza al tribunale della Libertà di Napoli per discutere dell’ordinanza che, due settimane fa, ha portato alle misure cautelari per 18 persone (7 delle quali finite in carcere) accusate di aver organizzato un gruppo criminale capace di saccheggiare la costa rocciosa da Castellammare a Massa Lubrense, per estrarre e poi rivendere i datteri di mare, la cui raccolta è vietata da oltre vent’anni. Il tutto anche in aree marine protette come Punta Campanella o riserve marine come il Banco di Santa Croce.

Ieri la sezione feriale del Riesame di Napoli ha annullato una parte dell’ordinanza in relazione ad alcuni capi d’imputazione legati alla ricettazione per quattro dei 10 indagati che hanno presentato istanza. E così per Salvatore Libero e Luigi Auletta è stata disposta la scarcerazione, con gli arresti domiciliari. Per Elpidio Viola e Catello Avella, ritenuti due dei capi dell’organizzazione, pure è arrivata la scarcerazione con il riconoscimento dei domiciliari, ma restano in cella perché già coinvolti nel blitz sulla devastazione avvenuta ai Faraglioni di Capri, con il processo fissato per i primi di settembre. Per gli altri due indagati Luciano Donnarumma e Vincenzo Viola, già ai domiciliari, l’istanza è stata rigettata ed è arrivata la convalida del sequestro di beni.

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Dal Riesame, dunque, arriva la conferma del quadro accusatorio, costruito nel corso delle indagini condotte dalla Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia e coordinate dalla Procura di Torre Annunziata. Restano in piedi le accuse pesantissime di associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, danneggiamento aggravato, distruzione di un habitat all’interno di un sito protetto, distruzione di bellezze naturali e commercio di sostanze alimentari nocive.

Un vero e proprio attentato alla salute pubblica, secondo l’accusa, che fruttava fino a 100mila euro al mese all’organizzazione guidata da Giuseppe Viola, che comparirà oggi dinanzi ai giudici. A fruttare i consistenti guadagni c’erano non solo i datteri di mare, rivenduti a ristoranti e pescherie di tutta la provincia di Napoli, per arrivare anche in Liguria, Lombardia e Puglia. Ma anche le pericolosissime vongole di Rovigliano, raccolte sui fondali melmosi alla foce del Sarno, ricolmi di metalli pesanti e veleni, immesse sul mercato legale grazie alla complicità di grossisti e pescherie.

Le indagini della Guardia Costiera sono durate quattro anni, arrivando al sequestro di oltre due tonnellate di datteri di mare. Nel frattempo i militari hanno scoperto che il fondale marino è devastato per oltre 6,6 chilometri e su ogni metro quadrato di roccia i martelletti dei datterari arrivavano a praticare fino a 1.500 fori. Il danno calcolato è di 3mila euro a metro quadrato, con i sub che si erano spinti fino a 15-20 metri sott’acqua per il saccheggio. Intanto, nei giorni scorsi, è stato raggiunto dall’ordinanza – obbligo di firma – anche l’unico latitante del gruppo, Damiano Colonnacchi, 49enne che risultava residente a La Spezia, scovato in Toscana dopo quasi due settimane di ricerche.

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