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Blitz della Finanza nel mare di Sorrento, sequestrate 150 nasse

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Oltre 150 nasse sono state recuperate nella mattinata odierna nel mare di Sorrento dalla motovedetta V5003 della Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli, con l’ausilio del Nucleo Sommozzatori del II R.T.S. di Nisida.

I finanzieri sono entrati in azione, a seguito di segnalazioni pervenute dal WWF Terre del Tirreno, nello specchio acqueo sotto costa tra il Capo di Sorrento – Regina Giovanna e la Marina Piccola, individuando diverse postazioni di nasse calate sul fondale e innescate con granchi pronti per la cattura di polpi e altri pesci. Per il recupero da mare si è reso necessario l’intervento del nucleo speciale dei sommozzatori.

L’intervento ha permesso il recupero di diversi filari con circa 150 nasse cilindriche, con armatura in ferro e plastica collegate fra loro, non segnalate e in numero superiore a quello consentito dalle norme sulla pesca sportiva. La normativa richiede infatti che ogni attrezzo da pesca non deve creare pericoli per la navigazione o danni all’ambiente marino, deve essere segnalato (con gavitello giallo, bandierina di segnalazione o luce notturna ben visibili e targhetta identificativa in caso di pesca professionale) e non superare il massimo consentito, ovvero due nasse per imbarcazione per la pesca sportiva. Le nasse recuperate sono state immediatamente distrutte al porto di Sorrento e consegnate alla società Penisolaverde per lo smaltimento come rifiuto speciale.

L’attività dei finanzieri si aggiunge ad ulteriori interventi effettuati nei giorni scorsi sotto costa, tra la Tonnarella e il Capo di Sorrento, che hanno portato al sequestro di reti fuorilegge.

“Sono diverse le segnalazioni pervenute alla nostra associazione – dichiara il presidente del WWF Terre del Tirreno – riguardanti attività di pesca fuorilegge sotto costa e non solo. Il mercato del pesce è un settore molto lucroso e, spesso, per aumentare gli introiti non si rispettano regole e buon senso arrecando danni enormi agli stock delle popolazioni ittiche oltre che all’intero ecosistema mare. Le nasse fuorilegge recuperate stamane sono la punta di un iceberg di una fruttuosa attività commerciale, alcune erano inutilizzate e costituivano, oltre ad un rifiuto, una vera e propria trappola senza fine: i pesci che entrano morendo costituiscono esca per altri pesci! Altre invece erano attivate con esche. Dalle nasse sono stati liberati in mare diverse esemplari di murene, polpi e piccoli pesci sotto misura.”

I controlli e le indagini sulla pesca della Guardia di Finanza Navale continueranno per tutta l’estate per garantire il rispetto delle normative nazionali e comunitarie.

La pesca con le nasse
La nassa è una trappola mobile. Il pescatore colloca all’interno apposite esche che variano a seconda delle specie da catturare, ad esempio per la cattura dei polpi i pescatori sono soliti mettere granchi vivi. Le nasse vengono calate al tramonto, con una corda e un peso che le porta rapidamente sul fondo, per poi essere tirate su all’alba. Le nasse devono essere segnalate in superficie con una boa. Un tempo erano fatte in giunco, intrecciate a mano dai pescatori. Per fare una nassa ci volevano dai 2 ai 3 giorni. Oggi trovare una nassa da pesca in giunco è abbastanza difficile e quelle moderne sono tutte costruite con un’armatura di ferro e plastica. La pesca sportiva con le nasse è consentita per un massimo di 2 nasse ad imbarcazione. Le nasse devono essere sempre segnalate e posizionate in maniera da non arrecare nessun danno.

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