Si allarga l’inchiesta sul giro di usura in penisola sorrentina

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SORRENTO. Trenta indagati, sequestri di beni per 500mila euro e l’ipotesi dell’esistenza di una vera e propria associazione a delinquere. Continua senza sosta l’attività della procura della Repubblica di Torre Annunziata per ricostruire la rete dei cravattari che si muove tra la penisola sorrentina, l’area stabiese e l’hinterland napoletano e che vede coinvolti anche insospettabili della “Sorrento bene”, tra i quali un uomo con interessi professionali ed imprenditoriali in tutta Italia che si ritiene rivesta “un ruolo particolarmente attivo” nella vicenda. Inchiesta partita un anno fa dalla denuncia di una delle vittime, un piccolo imprenditore che, stretto dalla crisi, è finito nella morsa degli strozzini. Le ipotesi di reato vanno dall’usura all’estorsione.

In base alle ricostruzioni gli indagati hanno prestato somme di denaro a persone in difficoltà, a tassi di molto superiori rispetto a quelli fissati dalla legge. Cifre comprese tra i mille ed i 60mila euro. Chi cade nella rete deve poi restituire la somma ottenuta in prestito maggiorata degli interessi che possono arrivare anche al 50 per cento. Chi non rimborsa gli strozzini nei tempi previsti, poi, viene fatto oggetto di minacce di morte o di altre ritorsioni, come le intimidazioni ai familiari o l’incendio di abitazioni ed automobili.

Mentre si lavora per ricostruire la rete dei cravattari, i carabinieri della stazione di Piano di Sorrento, cui sono state delegate le indagini, si muovono anche per capire se esiste un’organizzazione criminosa che gestisce il giro di usura. Nel corso delle ultime settimane i militari hanno perquisito decine di abitazioni ed anche un albergo del centro di Sorrento che è stato fatto evacuare per consentire i controlli. Finora sono stati posti sotto sequestro contanti, cambiali ed assegni per un totale di 500mila euro ed, a breve, potrebbero arrivare le prime ordinanze di custodia cautelare.