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Strage di tartarughe, allarme per la salute del mare del golfo

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Morte in acqua. Trascinate dalle onde. Recuperate e analizzate. Dalle tartarughe marine le informazioni sulla salute del mare. Così, in questi giorni sono state eseguite due autopsie su altrettante Caretta-Caretta, ritrovate morte sulle coste di Castellammare di Stabia, dopo una lunga navigazione in chissà quali mari. Altri cinque esemplari senza vita sono stati recuperati in questi stessi ultimi giorni lungo il litorale flegreo. Sono già stati conservati a basse temperature per evitare il deterioramento solitamente molto rapido, poi anch’essi, saranno sottoposti a esami necroscopici, chimici e biologici.

La normativa è ormai rigorosa: capitanerie e Asl hanno il dovere di provvedere alla rimozione di tutti gli esemplari ritrovati. I “giganti” del mare feriti devono essere portati alla stazione zoologica Dohrn; quelli ormai morti allo Zooprofilattico. I due istituti di ricerca di Portici, al lavoro in stretta sinergia. La banca dati dei ricercatori non è ancora tanto ampia da poter dare risposte certe e fare confronti scientifici. Ma qualche informazione utile già emerge attraverso lo studio degli animali viventi più antichi del mondo.

Dal fondo del mare alla salute degli abitanti della terra, il recente compito affidato alle tartarughe. Frammenti di plastiche, virus e batteri. Ma anche l’afflusso in mare delle acque dei fiumi e dei laghi, quelle stesse acque dove muoiono asfissiati pesci e alghe. Proprio come nel caso dei laghi Miseno e Averno, per esempio.

Fabio De Felice, il veterinario che all’istituto zooprofilattico di Portici, con la sua équipe esegue gli esami necroscopici sugli animali marini e di acqua dolce, nello stomaco degli 007 degli abissi ha trovato un “mare” di agenti patogeni, ritenuti responsabili di un calo delle difese immunitarie e quindi di una serie di infezioni. Studi destinati a svelare non soltanto la salute degli organismi marini e perciò del mare, ma anche per capire quali malattie possono essere trasferite all’uomo.

Cosa provoca il deterioramento della salute della tartarughe? Una serie di agenti al momento allo studio dei ricercatori. Le microplastiche per esempio, che provocano problemi all’intestino. La “qualità” dei molluschi che ingeriscono; i metalli che immagazzinano. “Nessuna causa al momento sembra essere il killer delle tartarughe – aggiunge De Felice -. Anche la presenza di metalli pesanti non sembra esserne il motivo principale. Abbiamo trovato concentrazioni di piombo per esempio, ma non possiamo dire con certezza se le Caretta-Caretta stiano morendo esclusivamente per questa ragione”.

E nemmeno quante realmente stiano rimanendo vittime del loro stesso habitat: gli esemplari che muoiono al largo, infatti, non sempre vengono trasportati sulle spiagge dalle correnti. E non solo: anche se in materia esistono norme precise, non tutti gli enti di controllo e tutela ambientale hanno piacere di intervenire nel caso una tartaruga sia trovata morta su una spiaggia. La procedura è infatti complessa e sul piano igienico-sanitario la responsabilità è enorme.

Di certo, gli esperti del Centro ricerche Tartarughe conoscono perfettamente le cause per cui alcuni esemplari hanno rischiato di morire. Ferite da eliche di barche, ami e lenze. Di recente, proprio al Centro Dohrn di Portici è stato eseguito un intervento chirurgico su una Caretta-Caretta con alcuni metri di lenza attorcigliati all’intestino. Se non fosse stata operata sarebbe morta di sicuro, dicono gli esperti.

“I sensori che applichiamo alle Caretta ferite e curate prima di liberarle – dice il direttore dell’istituto Dohrn, Vincenzo Saggiomo – trasmettono segnali circa le acque in cui si dirigono e noi ne studiamo le ragioni. Così cerchiamo di capire quali alimenti a loro necessari stanno scomparendo in alcune zone; se si spostano in base alle temperature del mare, per poi verificare se alcuni cambiamenti sono legati all’inquinamento e a quale tipo di inquinamento”.

Ma gli esami sull’accumulo di idrocarburi e metalli pesanti restano complicati e l’allarme inquinamento continua a lievitare. Le attrezzature di microbiologia e biochimica non sono infatti così diffuse e le indagini sono particolarmente costose. Lo stesso Zooprofilattico di Portici è spesso costretto a rivolgersi ad altri centri di ricerca.

di Rosa Palomba da Il Mattino

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