La rivolta dei sindaci alle prese con gli incendi

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Insieme alle fiamme divampano anche le polemiche. Da giorni diverse zone della Campania sono alle prese con incendi che distruggono ettari ed ettari di verde, mentre si assiste ad un rimpallo di responsabilità tra gli enti competenti sui ritardi e la mancanza di uomini e mezzi oltre che di un coordinamento per fronteggiare le emergenze. Da Vico Equense a Monte di Procida, da Maiori ad Amalfi i sindaci sono sul piede di guerra.

Una delle situazioni più drammatiche è quella di Monte Faito, dove sembra sfuggito al controllo l’incendio che da Ferragosto sta mettendo in ginocchio l’intera comunità montana e quella del centro di Vico Equense. Non a caso il primo grido d’allarme è arrivato proprio dal sindaco Andrea Buonocore. “Gli aiuti sono insufficienti. I mezzi aerei sono pochi, lo sto ripetendo da venti giorni che manca un coordinamento tra chi deve fronteggiare queste emergenze e la conseguenza è che la montagna continua bruciare”, è l’accusa del primo cittadino.

Il problema è la mancanza di comunicazione tra gli enti che devono occuparsi degli incendi e questo dilata i tempi di intervento. Poi la riforma Madia e la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, confluito nell’Arma dei carabinieri hanno fatto il resto. Fusione avvenuta senza le dovute pianificazioni. Mancano i decreti attuativi, i mezzi in dotazione ai Forestali sono stati spalmati tra vigili del fuoco e carabinieri in modo ancora approssimativo. Il cambio in corsa, alla vigilia di un’estate che si sta rivelando fra le più torride degli ultimi decenni, non ha favorito l’organizzazione dei soccorsi.

“I mezzi aerei – lamenta Buonocore – ieri hanno operato fino alle 14. Poi sono dovuti andare via per l’emergenza scoppiata ad Agerola. Dopo qualche ora è arrivato il Canadair con un altro elicottero. Le attività sono state intense ma, come sempre, l’assenza di coordinamento genera tempi morti improponibili in situazioni di emergenza”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche l’ex consulente del governatore De Luca per la Protezione Civile, Nello Di Nardo. “Molti – afferma – hanno pensato a una polemica politica, ma non non lo era. Per me, semplicemente, protezione civile non è e non può essere solo gestione dell’emergenza, ma soprattutto previsione e prevenzione. In una regione come la nostra, dove non ci manca nessun tipo di rischio, l’assenza di questi due passaggi preliminari non ce la possiamo permettere. Se avessimo messo in atto i piani di previsione e pevenzione avremmo risparmiato circa il 70% di quanto spendiamo ora in attività di emergenza, per non parlare del patrimonio naturalistico che rischiamo di perdere per sempre”.

Dalla Regione, però, ribattono che la Campania è l’unica ad aver finanziato la redazione di piani di emergenza a tutti i Comuni e ad aver distribuito mezzi a diversi enti locali e associazioni di volontariato, oltre che ai vigili del fuoco. D’altronde sono i Comuni e dunque i sindaci i responsabili della Protezione Civile sul territorio. Intanto, dopo l’addio di Di Nardo, la Campania non ha un referente politico in materia di Protezione Civile. Il dipartimento è affidato a Massimo Pinto, mentre la sala operativa è coordinata da Luca Acunzo. Ma a loro spetta il coordinamento dei soli mezzi aerei regionali, sette in tutto, e degli operai distribuiti sul territorio, mentre i velivoli nazionali, Canadair, elicotteri S64 ed elicotteri AB412, vengono gestiti dal Coau (centro operativo unificato aereo) sulla base delle necessità che si verificano in tutta Italia.