Il Wwf: “Ripiantare gli ulivi secolari e quelli del fondo di vico Rota”

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In occasione della consegna da parte del Lions Club Penisola Sorrentina del premio “Sorrento nel Mondo” ai sindaci della zona in rappresentanza degli olivicoltori locali, custodi del territorio e conservatori del paesaggio, il Wwf chiede di ripiantare gli ulivi secolari assieme a tutti gli alberi eliminati dal fondo agricolo di vico Rota.

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L’area di vico Rota dove si stava realizzando l’autorimessa

“In quel fondo c’erano diversi ulivi secolari importanti e maestosi – racconta Claudio d’Esposito, presidente del Wwf Terre del Tirreno – non tutti sanno che in passato si era tentato più volte di presentare un progetto in quel fondo per realizzare un parcheggio interrato. Il primo architetto incaricato, che in quel periodo progettava l’area a verde del Parco Ibsen, aveva previsto delle apposite palificate e costosi scavi al di sotto degli alberi pur di non toccare i maestosi ulivi, come da esplicita richiesta dell’allora responsabile di zona della Soprintendenza. Poi l’incarico della progettazione venne dato ad altri che non si fecero troppi scrupoli a “spostare” i grossi patriarchi. L’agronomo incaricato dalla società, mentre le ruspe lavoravano alacremente anche al buio e sotto la pioggia per disboscare l’agrumeto, li “delocalizzò” nel fondo per permettere i lavori di costruzione dell’autorimessa. Oggi che il progetto del parcheggio è naufragato chiediamo con forza che i secolari ulivi tornino al loro posto assieme a tutti gli alberi eliminati”.

Immagine satellitare di vico Rota prima dell'avvio dei lavori

Immagine satellitare di vico Rota prima dell’avvio dei lavori

L’intervento edificatorio che prevedeva la realizzazione di 285 box auto su tre livelli interrati, che portò in pochi giorni alla distruzione del fondo di 3.200 metri quadrati. è ormai storia nota. La tortuosa vicenda giudiziaria, scaturita dopo le denunce del Wwf, dei Vas e dell’avvocato Giovanni Antonetti, si è conclusa con il dispositivo di sentenza emesso il 26 gennaio 2016 dal Tribunale di Torre Annunziata, nel processo penale che ha visto la condanna di tutti gli imputati in primo grado previo l’accertamento in via incidentale dell’illegittimità del titolo abilitativo.

Ma c’è un ulteriore novità evidenziata ora dal Wwf: “Il Permesso di Costruire n° 33, rilasciato il 24 novembre 2010 alla Edil Green s.r.l. dai commissari ad acta Lucio Grande e Dario Perasole, è oggi scaduto. Visto che il fondo agricolo interessato dal progetto si presenta attualmente privo di copertura arborea e con parte delle quote modificate dallo scavo del terreno; al confine dell’area è stata realizzata una palificata in cemento armato; il sito si presenta in uno stato di degrado ed abbandono, con mezzi meccanici e materiali edili vari depositati al suolo con rischio di inquinamento ambientale, il Wwf ha chiesto agli uffici comunali e alle autorità competenti di adottare urgenti provvedimenti per ottenere l’immediato ripristino dello stato dei luoghi”.

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Immagine satellitare di vico Rota oggi

“Se da un lato – commentano ancora gli ambientalisti nella nota – grazie agli olivicoltori, eredi di una cultura plurimillenaria, che producono un olio di oliva conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, la costa sorrentina ha mantenuto la sua famosa bellezza naturale, dall’altro, ad opera di imprenditori avidi e senza scrupoli, che si sono avvalsi del lavoro maldestro di amministratori e tecnici locali incompetenti o, peggio, collusi e corrotti, il paesaggio agricolo della stessa penisola ha subito uno scossone e una violenza senza precedenti negli ultimi 12 anni, con una fervente attività di ruspe e betoniere, abili e frenetiche nel trasformare gli storici fondi agricoli con agrumi, noci, ciliegi e ulivi secolari, in enormi baratri in cemento dove parcheggiarvi le auto, col millantato (e ormai sbugiardato) proposito di risolvere il problema del traffico e dell’inquinamento”.

Le storie di ulivi, divenuti famosi nelle battaglie del Wwf contro la distruzione del paesaggio, sono davvero tante:

Il grosso ulivo di via Marziale a cui, nel lontano 2014, si incatenò l’allora rappresentante europea dei Verdi, Grazia Francescato, per impedire che il fratello dell’attuale sindaco di Sorrento (allora assessore provinciale in quota Pdl) sventrasse un giardino di 2.500 metri quadri per costruirvi un mega parcheggio (tale episodio segnò l’inizio di una lunga stagione di protesta contro i famigerati box interrati);
L’ulivo detto di “Maniello” della cui esistenza, in un giardino nascosto in via degli Aranci, si accorse il Wwf ma che, invece, il “distratto” agronomo di parte, nel redigere la sua accurata perizia per permettere la costruzione dell’ennesimo parcheggio (stavolta non realizzato!), nonostante le sue dimensioni e i 300 anni di età (il 2° ulivo per dimensioni di tutta la penisola) non aveva affatto notato;
L’ulivo plurisecolare del Museo Correale che, appena dopo essere stato censito dai volontari del panda, venne tagliato a raso senza apparenti motivi se non quelli dati postumi dal solito agronomo, nella solita discutibile perizia di parte.

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Assieme a questi tanti altri ulivi sono stati tagliati, amputati, violentati e abbattuti, per motivi speculativi più o meno fruttuosi ai soliti noti.

“Ora che il Business Boxlandia sembrerebbe saturo – conclude il Wwf -, nonchè imploso sotto il peso di una miriade di sentenze e noie giudiziarie, collezionate in oltre un decennio di tenace opposizione ambientalista, i tempi sono maturi per stimolare le istituzioni, gli albergatori e i ristoratori ad unirsi concretamente per proteggere i fondi agricoli sopravvissuti, incentivando le produzioni locali e salvaguardando un paesaggio che in tanti ancora ci invidiano e dal quale trae linfa vitale l’intero indotto turistico della nostra amata Sirenland. Ci auguriamo che il premio consegnato dai Lions ai “primi cittadini” in rappresentanza degli olivicoltori induca i sindaci a riflettere sulle scelte politiche di pianificazione, ed i secondi ad essere scrupolosi custodi delle bellezze che il creato ci ha donato, difendendo l’oro giallo, premuto dai frutti degli alberi più antichi del mondo, dalla dilagante tentazione di sostituirlo con l’oro grigio, colato dalle betoniere e alimentato, troppo spesso, da un mix di imprenditoria, politica e corruzione”.