Il problema del mare? Non è il depuratore, ma la rete fognaria

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SORRENTO. Un dettagliato reportage di Antonino Pane su Il Mattino in edicola oggi ripercorre l’intera problematica dell’inquinamento marino, con le cause e le possibili soluzioni che non sono rappresentate solo dalla costruzione del nuovo depuratore di Punta Gradelle.

Di seguito l’articolo:

“Neanche il depuratore di Punta Gradelle, in costruzione da 40 anni, risolverà i problemi dell’inquinamento del mare in penisola Sorrentina. Un balletto di colibatteri, legato a un problema strutturale mai affrontato, mai valutato, mai preso seriamente in considerazione: la confluenza tra le fogne nere e gli scarichi dell’acqua piovana. La fogna mista, ecco il vero tallone di Achille della penisola sorrentina.

A porre rimedio a questa situazione non potrà certo bastare il tanto atteso depuratore: bisogna progettare, finanziare, costruire una nuova rete fognaria in tutti i comuni, un sistema venoso dove devono essere ben separate fognature e scoli di acqua piovana. Per capire cosa succede nel tratto di costa che va da Meta a Sorrento bisogna innanzitutto percorrere i cinque valloni che tagliano questa lingua di terra come fiordi, i soli baluardi di verde sottratti alla devastante cementificazione che ha fatto di Meta, Piano, Sant’Agnello e Sorrento un solo agglomerato i cui tentacoli partono dal costone sul mare e si avvicinano sempre più minacciosi alle colline retrostanti. E tutta questa crescita è stata senza pianificazione, senza la giusta valutazione dell’impatto ambientale che avrebbe avuto. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: alberghi, b&b, case vacanze, posti letto moltiplicati all’infinito e basta un poco di pioggia in più per mandare in tilt l’intero sistema. Si, un po’ di pioggia. In Costiera esistono due zone note di confluenza di scarichi in mare e almeno un’altra mezza dozzina che possiamo definire di emergenza, che dovrebbero buttare in mare solo acqua piovana e che, invece, proprio perché non c’è una separazione netta tra le due fogne, finiscono per riversare in mare anche residui fecali. I due sistemi noti sono quello di Punta Gradelle a Meta e quello di Marina Grande a Sorrento.

Sono situati ai due estremi di questo lembo di costa. A Punta Gradelle finiscono i liquami della zona centrale e orientale di Sorrento, quelli di Sant’Agnello, quelli di Piano, quelli di Meta e quelli di Vico Equense. A Marina Grande, invece, finiscono quelli della zona occidentale di Sorrento. Finiscono, e poi? A Punta Gradelle è in costruzione un depuratore, quarant’anni di polemiche e attese. Non si capisce neanche se si tratta di un impianto aggiornato alle più moderne tecnologie o si sta andando avanti adeguando, dove è possibile, quello originale. Certo è che ora non si depura un bel niente e dopo una sommaria grigliatura finisce tutto nella condotta sottomarina che allontana i liquami a 500 metri dalla costa. L’impianto nuovo, quello che viene visto come un miraggio, si sta realizzando in una enorme caverna naturale all’interno di punta Scutolo. Un gigantesco anfratto collegato con il vecchio percorso della statale Sorrentina (per portare via i fanghi) e, soprattutto collegato con un collettore unico in cui far confluire i liquami dei comuni costieri. E qui sono cominciati i problemi, quelli più seri. Per contenere il collettore, un incavo a U, è stata scavata trent’anni fa una galleria a mezza costa nel tufo. Un tunnel che partendo dalla curva a gomito della strada che conduce al porto di Sorrento, arriva fino a Punta Gradelle a Meta. Un budello percorribile anche con una piccola vettura. Questa infrastruttura, realizzata a suo tempo dal Consorzio acquedotto della penisola Sorrentina è l’unico vero impianto funzionante e, evidentemente sottodimensionato, vista l’enorme espansione edilizia. Nel collettore finiscono i liquami e, in caso di pioggia, anche l’acqua piovana raccolta sui tetti, sui terrazzi, in strada. Il risultato? È che il collettore trabocca, non riesce a incamerare tutto e, attraverso dei fori nel costone tufaceo o attraverso i valloni, riversa in mare acqua piovana e acque nere. Tutto quello, insomma, che non riesce a transitare nel collettore unico.

A questo punto bisogna anche dire che a questo impianto andrebbe garantita una manutenzione costante. Ma avviene con regolarità? È sufficiente? Tutto qui? Certo che no. Il collettore è costruito a mezza costa e ha i suoi scarichi di troppo pieno direttamente nei valloni; c’è poi tutta la fascia costiera, tutte le attività che gravitano ai piedi del costone. Ebbene in più punti sono stati previsti impianti di sollevamento, vasche e pompe, cioè, che dovrebbero essere in grado di portare i liquami delle zone basse nel collettore principale. Ebbene, anche qui ci sono sbocchi di troppo pieno che sfociano direttamente in mare, quando affluisce troppo materiale o se per un accidente qualsiasi va in blocco la pompa. Questo accade sistematicamente a Marina Piccola, a Marina di Cassano a Piano, al Capo di Sorrento e in tutti gli altri punti di raccolta. Perché? Fogne bianche e fogne nere quando piove la manutenzione non basta. E non è finita. C’è Marina Grande. Sull’impianto di depurazione si potrebbe scrivere un libro. Nel 1974 l’allora sindaco di Sorrento, Achille Lauro, si fece fotografare con un bicchiere in mano nel gesto di bere l’acqua pulita di quel depuratore. Il Mattino pubblicò un pezzo il giorno dopo con il titolo: «Il depuratore miracolo ha fatto cilecca». Quell’impianto non funzionava e non ha mai funzionato a dovere. Lauro portò in Consiglio comunale la revoca della cittadinanza per il cronista impertinente che aveva osato sfidarlo. Ma non fece funzionare quel depuratore che ancora oggi ammorba l’aria con i suoi miasmi. Secondo un progetto messo a punto da Gori, società di gestione della rete, e Comune di Sorrento bisogna far confluire anche tutto quanto arriva a Marina Grande nel collettore che porta a Punta Gradelle. Bisogna creare un nuovo affluente per un fiume che già straripa continuamente. È questa la soluzione migliore? Per ora ssi sa solo che i cinque valloni della costa Sorrentina a ogni pioggia diventano dei fiumi in piena che riversano in mare di tutto anche quello che avanza dal collettore. E bisogna vederli in attività per capire la reale portata del problema”.