Vico Equense. Salvo il Pino del Pezzolo

Il Wwf stava seguendo la complessa vicenda del Pino del Pezzolo ormai da mesi. Lo storico esemplare arboreo di Pino domestico (Pinus pinea), che vegeta in una proprietà privata (dottoressa Beneduce Flora) al confine della spiaggia del Pezzolo nel Comune di Vico Equense, con i suoi 18 metri di altezza, oltre 3 metri di circonferenza e un’età stimata di 120 anni, costituisce senza ombra di dubbio, anche per la forma sinuosa del tronco modellata dal vento, un elemento indiscutibile del paesaggio e della geografia dei luoghi, assumendo un enorme valore naturalistico e paesaggistico.

“Appresa la notizia del rischio che incombeva sul grosso patriarca – dichiara Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – dopo un primo contatto col sindaco di Vico Equense, Giuseppe Aiello, avevamo avuto numerosi incontri al Comune con i responsabili dei vari uffici ed eseguito diversi sopralluoghi sul posto con l’agronomo comunale e poi con un geologo ed un agronomo incaricato dalla nostra associazione”.

Cosa è accaduto? In sintesi a seguito di un modesto dissesto causato dal moto ondoso alla scarpata, sulla quale insiste il pino, si era dato il via ad una ordinanza sindacale (n. 321 del 10/10/2025) che invece di concentrarsi sulle cause (scarpata dissestata) aveva acceso i riflettori e spostato il problema sul pino cresciuto sul terrapieno. Nell’emettere l’ordinanza il Comune aveva interdetto parte della spiaggia ed anche una terrazza privata della struttura ricettiva limitrofa.

Dopo una prima perizia agronomica di parte (richiesta al privato dal Comune) che aveva accertato la perfetta tenuta e l’ottimale stato vegetazionale della pianta, la dott.ssa Beneduce aveva commissionato una seconda perizia strumentale ad un diverso agronomo che, a conclusione di una “prova di trazione”, aveva attestato il rischio tenuta per la pianta con venti superiori ai 100 Km/orari (Scala Beafort 11) e, su tali presupposti, ne aveva chiesto l’immediato abbattimento e sostituzione con un carrubo o una magnolia, ritenendo che per tale “mera sostituzione” non ci fosse bisogno di alcun parere della Soprintendenza ai sensi del DPR 31/2017.

Compulsato dal Wwf il Comune aveva chiesto alla Soprintendenza quale fosse l’esatta interpretazione della legge. La risposta data al Comune dalla Soprintendenza è stata chiara ed univoca, sfatando l’errata interpretazione che spesso gli stessi agronomi (ignoranti o in mala fede?) danno in calce alle loro perizie per facilitare l’abbattimento di alberi, sottolineando come l’eliminazione di tale alberatura di diciotto metri di altezza, facente parte integrante del paesaggio e visibile dallo spazio pubblico, non può assolutamente ritenersi un intervento di “lieve entità” e tra quelli considerati “esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata” ai sensi del DPR n° 31/2017; a tale proposito la Circolare operativa Mibact n° 32 del 21 luglio 2017 chiarisce l’interpretazione dell’Allegato A del DPR n° 31/2017: l’intervento di taglio di alberi è consentito senza autorizzazione della Sovrintendenza solo laddove esso è “di lieve entità e senza rilevanza paesaggistica”. L’albero in oggetto – chiarisce la Soprintendenza nella nota – ha una indiscutibile “incidenza morfologica e visiva all’interno del bene paesaggistico vincolato ai sensi dell’art. 136 ess. Del D.Lgs. 42/2004, quale componente del “quadro naturale” oggetto di protezione.”

Intanto il Comune aveva intimato alla proprietà, essendo trascorsi sette mesi dall’ordinanza n. 321 del 10/10/2025, di effettuare con immediatezza i lavori di messa in sicurezza della scarpata e dello stesso pino che l’amministrazione, nel frattempo, intendeva salvaguardare con l’apposizione del vincolo monumentale ai sensi della Legge 10 del 2013, grazie alla scheda di segnalazione redatta dal Wwf per il suo valore paesaggistico e naturalistico.

La proprietà nel frattempo aveva impugnato al Tar le note/diffide emanate dall’amministrazione comunale vedendosi però respingere le sue richieste. Insomma la vicenda ogni giorno si faceva più complessa e il rischio era che a “lasciarci la chioma” ancora una volta sarebbe stato l’ultimo storico pino sopravvissuto dell’intera valle del Rivo d’Arco.

“Per uscire da una situazione di stallo – racconta Claudio d’Esposito – il Wwf ha dunque commissionato un parere tecnico ad un agronomo e ad un geologo in relazione all’albero e alla situazione geologica della scarpata. Dalla relazione del dottor geologo Franco Paolo Buonocunto si evidenziava come le cause dell’erosione della scarpata fossero attribuibili all’azione delle mareggiate, come testimoniato dalle foto e documentato dalla Carta Difesa Coste dell’Autorità di bacino Campania Centrale (attuale Distretto Meridionale) che classifica l’area come zona di crisi e pericolosità P3.

Il tecnico chiariva in modo inequivocabile come apparisse prioritario la stabilizzazione della falesia per eliminare il “pericolo imminente”. Inoltre sottolineava come la messa in sicurezza della scarpata avrebbe garantito anche la stabilità della pianta che in mancanza di intervento sulla falesia sarebbe potuta essere messa a rischio nel tempo.

Dalle conclusioni del dottor agronomo Antonio Cariello, a seguito di un’analisi Vta e dall’attenta lettura e confronto degli elaborati agronomici già prodotti, si evidenziava come l’albero fosse in buone condizioni vegetazionali e fitosanitarie e come esso non presentasse difetti, danni e/o patologie gravi che potessero rappresentare un imminente pericolo. In quanto all’analisi strumentale effettuata con “Pulling Test”, consistita nel sottoporre l’albero ad una trazione crescente, tramite una fune ancorata allo stesso e misurazioni con inclinometro ed elastometro, essa aveva certificato una resistenza della pianta sufficiente fino a venti di intensità di 100 Km/orari.

Applicando la logica appare improbabile la presenza di bagnanti e/o turisti sul lembo di spiaggia del Pezzolo in caso di tempesta, con vento superiore ai 100 km/h e onde alte che ricoprirebbero interamente la spiaggetta, condizioni meteo estremamente avverse per le quali verrebbe emanata l’allerta rossa (già per venti superiori a 88 km/h) dalla stessa protezione civile.

Alla fine grazie alla sinergia tra il primo cittadino, l’amministrazione comunale e la proprietaria del fondo, si è valutato finalmente di seguire le indicazioni tecniche fornite dal Wwf e di intervenire sulla falesia con opere di “protezione corticale” con geostuoia armata con funi metalliche ed ancorata con barre auto-perforanti – iniettate con malta cementizia – per favorire l’attecchimento della vegetazione e la salvaguardia delle essenze erbacee ed arboree.

Inoltre la dottoressa Flora Beneduce ha dato incarico ad uno specialista della Gea per sottoporre il pino al trattamento endoterapico contro la cocciniglia (Toumeyella parvicornis), come richiesto dal Decreto 3 giugno 2021, e garantire nel tempo la salute della pianta.

“Non possiamo che essere felici per la soluzione adottata – conclude Claudio d’Esposito – che è riuscita a conciliare la messa in sicurezza del versante con la salvaguardia di un pezzo di storia e di paesaggio dell’intero territorio di Vico Equense rappresentato dal secolare Pino, come sottolineato dalla stessa Soprintendenza che, nella nota inviata al Comune a febbraio, scriveva “l’esemplare arboreo, per dimensioni, collocazione dominante e vetustà stimata, costituisce elemento strutturante del quadro percettivo costiero e concorre alla configurazione storicizzata dell’assetto paesaggistico dei luoghi”.

“Ora non resta che attendere la Regione Campania per l’apposizione del vincolo monumentale che concorrerà a dare valore ulteriore al grande albero e alla stessa proprietà privata che, alla fine, ha inteso salvaguardare la pianta e la sicurezza pubblica, proprio mentre a poche centinaia di metri dai lavori di messa in sicurezza in corso, una slavina di terreno crollava sulla spiaggia riaccendendo i riflettori della cronaca locale sul rischio geologico dell’intera area”, conclude il presidente del Wwf Terre del Tirreno.

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