Nella mattinata odierna, a Sorrento, in via Marina di Puolo, i carabinieri della locale compagnia hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal gip del tribunale di Torre Annunziata, su richiesta della locale Procura della Repubblica, di un fondo agricolo adibito abusivamente a parcheggio di veicoli.
L’attività di indagine, condotta dai militari dell’aliquota operativa Nor della compagnia carabinieri di Sorrento, agli ordini del capitano Mario Gioia, unitamente a personale dell’ufficio Antiabusivismo edilizio del Comune e coordinata dalla Procura della Repubblica oplontina, ha avuto origine nel marzo 2026 e, come si legge in una nota del procuratore capo Nunzio Fragliasso, “ha permesso di accertare, a carico dei proprietari dell’area adibita a parcheggio e del gestore della relativa attività commerciale, gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di mutamento di destinazione d’uso urbanisticamente rilevante e violazione paesaggistica (artt. 44 DPR 380/2001 e 186 D.Lgs. 42/2004)”.
Dalle investigazioni, condotte attraverso attività tradizionali e plurimi accertamenti tecnici sui luoghi, stando alle ricostruzioni degli inquirenti, sarebbe “emersa una condotta illecita consistita in un’alterazione permanente e sostanziale delle caratteristiche naturali di un fondo agricolo, coltivato ad uliveto, ricadente in area sottoposta a vincolo paesaggistico ambientale, incompatibile con gli strumenti urbanistici vigenti”.
La zona, infatti, come rileva la Procura, “è stata trasformata in un parcheggio stabile per la sosta dei veicoli, mediante la realizzazione di opere e installazioni (chioschi per biglietteria, tettoie, barriere mobili per la regolazione degli accessi e pavimentazione in conglomerato cementizio), in totale assenza dei prescritti permessi di costruire e autorizzazioni paesaggistiche, proseguendo l’attività ben oltre la prevista scadenza (31.10.2025) di una pregressa convenzione comunale per l’uso temporaneo dell’area ai fini del parcheggio di veicoli”.
Il sequestro preventivo dell’area si è reso necessario, per i pm, “al fine di far cessare la protrazione dei reati e impedire l’aggravamento delle conseguenze dannose degli stessi”. Il procedimento pende nella fase delle indagini preliminari, la misura cautelare reale eseguita è suscettibile di impugnazione dinanzi al Tribunale del riesame e l’indagato non può ritenersi colpevole fino alla sentenza definitiva di condanna, in ossequio al principio costituzionale di presunzione di non colpevolezza.






