Sant’Agnello. Langellotto condannato per l’aggressione a d’Esposito e lo stalking a Iurillo

Due anni e otto mesi di reclusione per l’aggressione a un ambientalista della penisola sorrentina e gli atti persecutori nei confronti di un giornalista. È la condanna – come riporta Il Mattino – inflitta dal Tribunale di Torre Annunziata all’imprenditore Salvatore Langellotto, già detenuto per altra causa. La Procura aveva chiesto una pena di cinque anni.

Secondo l’accusa, il 26 marzo 2023 Langellotto aggredì a Sant’Agnello il presidente del Wwf Terre del Tirreno, Claudio d’Esposito, colpendolo con schiaffi, pugni e calci e provocandogli la frattura di una costola. L’episodio sarebbe stato legato alle denunce presentate dal leader dell’associazione del panda a tutela del territorio.

La sentenza riguarda anche il reato di stalking ai danni del giornalista Vincenzo Iurillo, che, secondo gli inquirenti, tra il 2023 e il 2024 sarebbe stato vittima di minacce e molestie riconducibili all’attività professionale svolta sull’aggressione e su un’inchiesta relativa all’occupazione del sagrato della chiesa dei Santi Prisco e Agnello di Sant’Agnello.

Per quest’ultima vicenda Langellotto è già stato rinviato a giudizio: la prima udienza è fissata il 15 settembre davanti al Tribunale di Torre Annunziata. La condanna emessa ieri non è definitiva e potrà essere impugnata in appello.

Di seguito il commento di Claudio d’Esposito alla sentenza di primo grado.

Vengo spesso citato come persona in commenti e articoli… come Claudio d’Esposito… come WWF locale che rappresento… per la mia vicenda personale… per la denuncia di vico III Rota.
Ne firmo davvero tante di denunce con la mia associazione. Abbiamo chiuso l’anno 2025 con 200 esposti. Anche se dopo i fatti accaduti l’attività è rallentata, frenata, quasi stoppata. Ci siamo fermati a riflettere. Era inevitabile… i dubbi… la paura.
La cosa che più spiazza dei nostri esposti è che quando denunciamo non andiamo contro qualcuno, come facilmente si potrebbe pensare. Le nostre denunce, i nostri esposti non sono mai “contro” ma a favore. Non andiamo per partito preso contro Tizio o Caio, magari per motivi politici o altro, noi denunciamo “a favore”: della tutela di quell’albero che stanno abbattendo, dell’aranceto, del mare che viene inquinato, del suolo che viene stuprato, cementificato, violentato.
Noi se denunciamo è per bloccare la distruzione e salvaguardare gli ultimi lembi di spiaggia, di agrumeto, di bosco e per spingere al rispetto delle leggi che ci siamo posti a tutela della democrazia. In un momento in cui a livello nazionale e mondiale vorrebbero darci ad intendere che “le Leggi valgono fino ad un certo punto”, e che le regole e le convenzioni possono essere tranquillamente violate e calpestate facendo valere la legge del più forte, continuare a denunciare è un atto rivoluzionario.
L’episodio accaduto il 26 marzo 2023 in quel condominio di via Cappuccini a Sant’Agnello mi ha segnato e non solo nella costola rotta. Paura… disorientamento… sfiducia… difficile trovare dei termini giusti per rappresentare lo stato d’animo… al di là di quello fisico di quel momento. L’aggressione di Salvatore Langellotto è stata subdola… a tradimento… mafiosa per i modi e la violenza.
Ero a fare altro… a rompere il cemento da un cortile di un amica per trasformarlo in un piccolo angolo di verde. Mi ha preso alla sprovvista con l’inganno e il tradimento. Non è stata la prima volta che mi buttano a terra a suon di mazzate. Sono caduto diverse volte. E’ stato sempre quando ho cercato di “intromettermi” per fermare un abuso edilizio, un atto di bracconaggio o la pesca di frodo… come quando alla Pignatella rimediai un pugno. Uno solo, deciso e ben assestato, che mi fece rovinare sugli scogli… da parte di un pescatore di frodo che cercai di fotografare… poi risultato essere un pubblico ufficiale di Gragnano. Denunciò che l’avevo riempito di mazzate e che ero caduto da solo nella concitazione facendomi male. Alla fine del processo fu condannato per calunnia al là delle lesioni inferte. Quel pugno gli costò oltre 10.000 euro. Col reato già prescritto fece appello. Tentò di essere assolto del tutto ma la verità venne a galla. Perché esiste ancora una Giustizia che funziona.
Dopo i fatti di via Cappuccini avrei colto l’occasione per fermarmi, per chiudere l’associazione, per passare il testimone. Alla vigilia di 60 anni, dopo quattro decenni di battaglie, penso di aver dato abbastanza. Il peso della nuova aggressione, la paura, lo spaesamento e i timori di aver toccato qualcosa più grosso di me erano troppi. Fu l’on. Cafiero De Raho con suo intervento a cambiare il corso degli eventi e a rendere pubblica quella che era solo una brutta storia accaduta all’interno di un condominio omertoso. Mi decisi a denunciare. Al mio fianco il WWF Italia e gli amici avvocati.
Il processo incardinato dall’esposto è durato tanto, forse troppo. Un processo difficile caratterizzato da una sorta di “amnesia collettiva”: i testimoni in udienza, non ricordavano i fatti o negavano, oppure ritrattavano le confessioni rese al P.M. durante gli interrogatori!
Omertà, paura, convenienza, opportunismo ed egoismo… sono alcune delle motivazioni che muovono e regolano i comportamenti degli abitanti di questa nostra terra. E anche gli amici che credi di avere e in cui speri di confidare al momento opportuno ti voltano le spalle.
Poi c’è il fuoco amico… quello più inaspettato… più drammatico che ti prende di soprassalto… alle spalle… vigliaccamente un po’ come l’aggressione di Langelloto. E colpisce anche con articoli, post e illazioni a mezzo social. Non è il DNA di questo popolo, che spesso sa essere solo litigioso e “prima donna o leone da tastiera”, è qualcosa di più complesso. Una malformazione mentale, una errata convinzione e una maleducazione a leccare il potente di turno per sopravvivere?
Anni fa uscì un film che ebbe un discreto successo sul tema della legalità. Era un film realizzato da Ficarra e Picone. L’Ora legale, è il titolo del film, dava esattamente in chiave comica il senso della situazione surreale nella quale sono immerse numerosissime realtà comunali del sud italia e non solo.
Il dispositivo della sentenza emessa dal giudice monocratico, che riconosce la sussistenza dei reati denunciati e condanna l’imprenditore pregiudicato di camorra Salvatore Langellotto a due anni e otto mesi di carcere, consente di tornare a respirare in superficie e non può che restituire serenità e, a tutti quelli che come me ancora credono nella giustizia, lascia un po’di speranza e ottimismo e insegna che non bisogna mai arrendersi, perché spesso le battaglie perse sono proprio quelle non combattute!
Il mio ringraziamento di cuore va agli amici avvocati (Giovanbattista Pane e Jonny Pollio) che hanno sempre avuto a cuore (gratuitamente) le mie vicende e quelle dell’associazione, al giornalista Vincenzo Iurillo che ha avuto il coraggio di raccontare questa storia finendo vittima di “stalking” del pregiudicato Langellotto (imputato anche di atti persecutori contro il giornalista. La sentenza ha unito entrambi i reati col vincolo della continuazione), alla mia fidata “guardia del corpo” Giuseppe, che mi è stato fisicamente a fianco da tre anni in tutte le interminabili udienze, agli amici poliziotti che hanno vegliato a distanza su di me e ai tanti amici del direttivo WWF Terre del Tirreno con i quali ci illudiamo di cambiare un po’ il mondo!
Un ultimo pensiero va al mio aggressore Salvatore Langellotto, nei confronti del quale nonostante tutto non provo rancore. Non auguro l’esperienza della privazione della libertà a nessuno e la speranza per lui è che, nella sua stretta cella, abbia tempo di riflettere sui propri errori, impari a comportarsi da “uomo” smettendo di mentire a se stesso e agli altri e impari a “chiedere scusa”, capendo che alla fine su questo mondo siamo tutti solo di passaggio, affannarsi a distruggerlo per il vile denaro è immorale e non è cosa assolutamente utile a nessuno!

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