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Danno erariale per 2milioni, assolto dirigente comunale di Sorrento

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SORRENTO. Un danno erariale di 2 milioni di euro per aver tardato a disporre l’acquisizione delle superfici esterne di sei parcheggi interrati che non rispettavano i permessi a costruire. Il dirigente del Comune di Sorrento, Alfonso Donadio, era finito nel mirino della Procura regionale della Corte dei Conti per le difformità relative alle autorimesse realizzate in città in merito alla copertura a verde.

Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza di Massa Lubrense scattarono nel 2011 sulla scorta di un esposto del compianto Giovanni Antonetti, coordinatore locale dell’Italia dei Valori. I riflettori si accesero su 11 aree di sosta private. Spulciando permessi a costruire, relazioni e prescrizioni del Testo unico per l’edilizia emersero problemi per sei parcheggi dove non sarebbero state impiantate abbastanza alberature oppure si riscontra la totale assenza di verde. A questo punto sarebbe dovuta scattare l’acquisizione al patrimonio pubblico così come è sancito dalla legge. Ma gli atti non ci sono.

Per questo Donadio viene accusato di aver privato il Comune di una fonte di reddito derivante dalle acquisizioni delle superfici permettendo al tempo stesso che i proprietari proseguissero a gestire le autorimesse senza mettersi in regola per il verde. Il tutto relativamente al periodo compreso tra il 2011 ed il 2015 per un mancato introito di 2 milioni di euro.

Difeso dall’avvocato Andrea Abbamonte, il dirigente chiarisce che all’atto dell’ultima verifica sul verde, che risale al 2012, le piantumazioni nei parcheggi c’erano e rispettavano le prescrizioni. Viene anche fatto notare che la differenza tra gli alberi presenti nelle autorimesse e quelli previsti nei progetti è esigua. A ciò si aggiunge che, dopo alcuni interventi della Guardia di Finanza, Donadio dà il via ai procedimenti di acquisizione delle aree esterne. Ma gli atti vengono impugnati con ricorsi al Tar. Il funzionario porta all’attenzione della Corte dei Conti regionale anche le carte che attestano il suo pressing sui privati per farli aderire alle prescrizioni di legge.

Nonostante ciò, il sostituto procuratore generale chiede la condanna di Donadio per 2 milioni di euro. Ma la Corte dei Conti assolve l’ingegnere. Ciò perché il dirigente ha adottato ordinanze e diffide. E non è possibile contestare un danno erariale. Perché, così come evidenziava in una memoria difensiva lo stesso Donadio, i parcheggi rientrano in zone gravate da vincoli paesaggistici inaspriti (a partire dal Put) e “l’amministrazione giammai avrebbe potuto acquisire e sfruttare commercialmente” le strutture su cui non c’erano da parte del Consiglio comunale deliberazioni che attestassero “l’esistenza di prevalenti interessi pubblici” o “rilevanti interessi urbanistici o ambientali”. La condotta di Donadio, per i giudici, “non è gravemente colposa” pure a fronte “delle modeste difformità da ripristinare”.

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