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Cancro della prostata in penisola sorrentina, i risultati del convegno di Villa Fiorentino

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In penisola sorrentina la popolazione maschile ha più probabilità di ammalarsi di cancro della prostata rispetto al resto della Campania. È quello che sembra emergere da uno studio prodotto dall’Unità operativa complessa di Urologia dell’ospedale Monaldi di Napoli. I numeri parlano chiaro. Tra il 2014 ed il 2018 a livello regionale si sono contati in media 1.008 casi all’anno, pari ad un maschio ammalato ogni 2.750. Nello stesso periodo, nell’ambito del distretto 59 dell’Asl Napoli 3 Sud, quello che ha competenza sul territorio della Costiera, tra Vico Equense e Massa Lubrense, emerge che i casi annui sono 41, vale a dire 1 ogni 835 maschi.

A vederla in questo modo significa che un uomo che abita in penisola sorrentina ha circa 3 volte più possibilità di ammalarsi rispetto ad un altro che abita in una zona qualsiasi della Regione Campania. Ma è proprio così? Per offrire una panoramica chiara ed esaustiva della situazione reale a Villa Fiorentino, sede della Fondazione Sorrento, è stato organizzato un confronto pubblico con un prestigioso team di esperti della materia per discutere di “Aumento di casi di cancro della prostata: è veramente rischioso vivere in penisola sorrentina?”.

Presenti i sindaci di Sorrento, Massimo Coppola, di Sant’Agnello, Piergiorgio Sagristani, e di Massa Lubrense, Lorenzo Balducelli, oltre ad altri amministratori pubblici e rappresentati delle istituzioni come l’ex consigliere regionale Flora Benedice che ha consegnato agli organizzatori un ordine del giorno della Regione Campania con il quale si impegna il governatore Vincenzo De Luca a predisporre le attività per il monitoraggio del tumore della prostata tra la popolazione maschile. Il sindaco Coppola ha poi evidenziato che “c’è attenzione da parte delle amministrazioni della Costiera e questi appuntamenti sono importanti per incentivare la prevenzione ed aumentare la consapevolezza dei cittadini”.

Il compito di introdurre gli interventi degli esperti urologi presenti è stato affidato al giornalista Antonino Pane ed al chirurgo degli Ospedali Riuniti della Penisola Sorrentina, Michele Maresca. Francesco Uricchio, primario del Monaldi ha spiegato che “il tumore della prostata colpisce circa il 20% della popolazione maschile con più di 50 anni ed è il primo per incidenza ma al terzo posto per mortalità dopo quello al polmone ed al colon retto: un dato che si abbassa dell’1% all’anno”. I rischi aumentano con l’avanzare dell’età. “Incidono – ha aggiunto – anche fattori di rischio come la dieta con molti grassi e lo smog, mentre si è scoperto che la vitamina D così come il vino rosso svolgono un ruolo altamente protettivo. Non è chiaro, invece, se il tufo di cui sono fatte molte abitazioni della penisola sorrentina rappresenti un pericolo a causa del radon”.

Uricchio ha anche spiegato che “in caso di problemi bisogna sottoporsi ad un esame del sangue per la misurazione del Psa e se questo è sopra 6 procedere ad una risonanza magnetica multiparametrica e poi, in caso di esito positivo, a biopsia”. A questo proposito è intervenuto il radiologo Fabrizio Urraro dell’Università Vanvitelli, che, ha chiarito come sia “importante la sinergia tra urologo e radiologo perché si riesca ad ottenere una diagnosi precisa e rapida”. A questo scopo è determinante la possibilità di disporre di apparecchiature all’avanguardia.

“Solo strumentazioni di ultima generazione consentono di avere un quadro preciso della situazione – conferma Urraro – e garantire maggiori possibilità di successo delle terapie o della chirurgia. Purtroppo in Campania sono poche le strutture che dispongono di una risonanza multiparametrica adatta, ma qui in penisola sorrentina abbiamo la fortuna di disporre di un apparecchio di questo tipo presso il Centro Pane di Piano di Sorrento che consente di ottenere risposte certe senza lunghe attese e complicate trasferte”. “Quando la presenza del tumore sarà stata accertata – ha concluso Uricchio – si valuterà come intervenire, anche se l’orientamento della medicina moderna, almeno per i casi meno gravi, è verso la cosiddetta “vigilie attesa”, vale a dire tenere sotto controllo la malattia con esami periodici”.

Della necessità di una stretta sinergia tra urologo e radiologo ha parlato anche Aniello Russo, primario del Fatebenefratelli di Benevento. “Una approfondita visita urologica – sottolinea – consente al radiologo di focalizzare la sua attenzione nella cosiddetta zona target che, nel 90% del casi sarà il presupposto ad una biopsia positiva. Anche se ciò non deve allarmare perché i protocolli moderni puntano a scongiurare l’intervento chirurgico che può avere anche conseguenze sul paziente come incontinenza o impotenza”. Russo ha poi messo in guardia contro l’eccessivo consumo di latticini, carni rosse e peperoncino. “Ai sindaci – ha concluso – chiediamo di predisporre un adeguato piano traffico per ridurre lo smog, un altro dei fattori scatenanti del cancro della prostata”.

A concludere gli interventi Mario Coppola del San Leonardo di Castellammare di Stabia, che, insieme a Russo, rappresenta uno dei punti di riferimento per i pazienti della Costiera alle prese con questo tipo di tumore. “Bisogna dire – ha evidenziato – che rispetto al resto della Regione in penisola sorrentina ci si ammala di meno di cancro. Posso affermarlo dopo aver analizzato quanto riportato dal Registro dei tumori della Campania che evidenzia un calo dei casi in questo territorio. Ben più allarmante è ciò che accade in altre zone come la cosiddetta Terra dei Fuochi”. Anche la prevenzione fa la sua parte. “Fondamentale il ruolo dei medici di base che in questo territorio sono particolarmente attenti e se il cittadino evidenzia delle criticità si attivano immediatamente”. Infine Coppola ha anche sottolineato l’inversione di tendenza da parte della sanità pubblica che, in Campania, “ha attivato una rete oncologica che funziona, mentre l’Asl Napoli 3 Sud ha organizzato la Gestione oncologica multidisciplinare con il Pascale che sta dando ottimi risultati”.

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