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A Sorrento il ricordo del vescovo Felice Cece

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La Cattedrale di Sorrento dei Santi Filippo e Giacomo di Sorrento, ha accolto ieri sera una celebrazione per ricordare monsignor Felice Cece, arcivescovo emerito, nel giorno del primo anniversario della morte. Ha celebrato l’eucarestia monsignor Francesco Alfano, accompagnato sull’altare da monsignor Tommaso Caputo, arcivescovo e prelato di Pompei, e da don Mario Cafiero, vicario generale diocesano.

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Il vescovo Alfano attraverso la sua omelia – un’interessante parallelismo tra l’esperienza dell’apostolo Paolo e quella di monsignor Cece – ha accarezzato i cuori di quanti erano presenti in Cattedrale e di coloro che hanno seguito in diretta streaming la celebrazione, trasmessa sui canali social dell’Arcidiocesi Sorrento Castellammare di Stabia.

“Il Vescovo Felice, come Paolo ad Atene nell’Areòpago, ha dovuto fare i conti – durante i suo ministero – con una vera e propria conversione intellettuale, prima che pastorale. Il mondo dal quale proveniva, con le sue certezze religiose e fondamenti filosofici e teologici, si è scontrato con una realtà in grande cambiamento, dove tutto veniva messo in discussione. Dinanzi a questa sfida epocale, si è lasciato ispirare dal Concilio Vaticano II, ha accettato di entrare dentro l’arena e avviare un dialogo serio e profondo, proprio come San Paolo”, le parole di monsignor Francesco Alfano.

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L’apostolo, comprese che il modo migliore per guadagnare i consensi di un’assemblea così lontana dal proprio mondo, sarebbe stato l’utilizzo di un “comune denominatore”. Non faticò molto a trovarlo. Tutti ricerchiamo Dio, chi un modo, chi in un altro.

“La ricerca di un linguaggio accessibile a tutti ha spinto anche Cece ad aprire sentieri fino ad allora ancora inesplorati. Si è lasciato interpellare dalle situazioni problematiche che si sono succedute durante gli anni del suo ministero. Nessuna realtà gli è rimasta estranea. Gli stava a cuore il bene di ogni persona. Il suo operato ha privilegiato coloro che l’opinione pubblica considerava i più poveri culturalmente, socialmente, economicamente”.

Non sono mancate, da parte di monsignor Alfano, nel corso di un’omelia tanto sentita e profonda, parole di fraternità e sentimenti di profonda stima e gratitudine.

“Durante il suo cammino, ha dovuto vincere la sua naturale ritrosia, che a volte poteva essere scambiata per distacco o isolamento. Ma solo chi non lo conosceva personalmente poteva cadere in questo abbaglio. La sua amabilità, la capacità di tessere relazioni benevole e mai superficiali, il rispetto per l’altro quasi fino all’eccesso, sono state virtù da lui coltivate a partire sempre e solo dalla sua fede, schietta e profonda”, ha concluso.

Al termine dell’Eucarestia, è stato consegnato – fuori il sagrato della Cattedrale – il testo “Con cuore di Padre” dedicato alla vita ed al ministero di monsignor Cece ed annunciato sull’altare da don Salvatore Iaccarino. Il titolo richiama la Lettera Apostolica che Papa Francesco ha donato ai fedeli in questo anno speciale, dedicato alla figura di san Giuseppe. Il libro racchiude una scelta di brani e citazioni tratte dal suo magistero, una piccola raccolta di foto ed alcune significative testimonianze di chi l’ha conosciuto in diversi momenti della sua vita.