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Qualità del mare in costiera sorrentina, quando la realtà contrasta con i test

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L’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania diffonde i dati relativi alle analisi sui campioni di acqua marina prelevati lungo la costa della penisola sorrentina ed attesta l’assenza di fattori inquinanti, ma subito i risultati vengono contestati da chi arriva in spiaggia e trova schiuma e pattume galleggiante. Proprio questa mattina abbiamo pubblicato un articolo sugli ultimi esami eseguiti dall’Arpac. Test che escludono la presenza di batteri. E subito i tecnici sono finiti sul banco degli imputati. In tanti, infatti, anche con foto molto eloquenti (come quella che pubblichiamo il alto e postata da Laura Cuomo sulla pagine de La Grande Onda o come l’altra in basso relativa a Marina di Puolo scattata questa mattina ed inviataci da un lettore), arrivati in spiaggia hanno trovato una situazione che sconsigliava i tuffi a causa della presenza di schiuma.

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Proprio questa mattina Stefano Sorvino, commissario dell’Arpac, ha affidato a Paolo Barbuto de Il Mattino le sue spiegazioni in merito all’operato dell’Agenzia e quali sono i dati sui quali viene valutata la balneabilità: “Noi verifichiamo che non ci siano batteri pericolosi per la salute, non ci soffermiamo sull’estetica degli specchi d’acqua. Se il mare non è di colore azzurro perfetto ma non ci sono elementi di pericolo per la salute, noi lo consideriamo balneabile, anche perché i motivi per cui l’acqua può essere più o meno torbida sono tantissimi e spesso non collegati a cause di inquinamento. Stesso discorso vale per il pattume che galleggia: quella roba viene trascinata dalla corrente, non è stanziale in un tratto di mare, non possiamo prevederne il passaggio”.

 

In Campania esistono a 328 punti di prelievo e la normativa impone che il tempo fra un controllo e l’altro non può superare i 28 giorni. Significa che almeno una volta al mese ognuno di questi siti viene monitorato, si preleva un’ampolla d’acqua che viene portata in laboratorio per eseguire gli esami previsti dalla legge. In sostanza si verifica la presenza di batteri pericolosi per la salute dell’uomo: Enterococchi intestinali o di Escherichia coli, che in genere provengono dalle fognature. Se ce ne sono oltre i limiti vuol dire che qualcosa nel sistema degli scarichi fognari non va. In quel caso viene negata la balneabilità e si avvia un’interlocuzione con il Comune di riferimento (spetta, infatti, al sindaco emanare l’ordinanza di divieto di balneazione) rispetto al tratto di mare in questione: si cercano le cause dell’inquinamento batterico e solo dopo che queste vengono eliminate, si riprendono i controlli e si decide se concedere o meno la balneabilità.

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“Soprattutto sui social – ha detto ancora Sorvino a Il Mattino – c’è un martellamento costante sulle presunte responsabilità dell’Arpac di fronte a tratti di mare dove galleggiano schifezze. Noi non sappiamo più come spiegare alle persone che con quelle cose l’Arpac non c’entra nulla e poi, credetemi, gli operatori si demoralizzano di fronte a questi continui assalti. È gente che praticamente vive sul mare 12 mesi all’anno, sono professionisti, esperti, scienziati che dedicano ogni giorno di lavoro al controllo delle acque, poi d’improvviso si vedono etichettati come imbroglioni o incapaci perché un bagnante vede un tratto di mare un po’ più marroncino e non sa spiegarsi che può essere una qualunque causa, anche naturale, a generare quel colore. È facile prendersela con l’Arpac e deridere l’appassionato lavoro altrui”.

Anche se non fanno parte dei controlli imposti dalla legge, l’Arpac esegue verifiche anche sulla presenza di alghe velenose. Si tratta di vegetazione marina che negli anni ha preso possesso delle coste della Campania e quando si trova in alte concentrazioni va segnalata perché pericolosa per i bagnanti.

“Ma non c’è solo questo – conclude Sorvino – noi eseguiamo centinaia di controlli, interveniamo su richieste specifiche, siamo sempre pronti a rispondere a ogni chiamata… però non possiamo essere considerati responsabili perché c’è un sacchetto di plastica che galleggia sul mare”.