Il Tar: “Illegittimi i lavori al fabbricato di via Bagnulo”

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PIANO DI SORRENTO. Nel marzo del 2010 il Wwf Penisola Sorrentina inviava un dettagliato esposto al procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Torre Annunziata, al Nucleo Operativo Carabinieri di Sorrento e alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione di Roma, avente ad oggetto: “Realizzazione opere edili nel Comune di Piano di Sorrento”.

“Il Wwf – si leggeva nella nota – ha negli ultimi tempi presentato ricorsi amministrativi, esposti alla Procura della Repubblica, note alla Regione Campania e quant’altro per segnalare quelle che ritiene irregolarità negli atti emessi in materia urbanistica dal Comune di Piano di Sorrento. E’ parere di quest’Associazione che sia necessaria una valutazione d’insieme dell’attività edilizia nel Comune di Piano di Sorrento per evitare che una trattazione limitata ad ogni singolo episodio di fatto non faccia ben emergere la complessità di quanto si sta verificando e che sta comportando un’attività di rilevante impatto ambientale. Tralasciando, anche per evitare un eccessivo appesantimento della trattazione, gli episodi di minor rilievo ci si soffermerà su quelli di maggior clamore”.

Tra questi si segnalava la ricostruzione di edificio in centro storico in assenza di Piano di Recupero e con permesso di costruire scaduto, che faceva seguito ad analoghi esposti inviati dall’associazione nel marzo 2017 ed aprile 2009 all’atto della demolizione del vecchio fabbricato.

Il Wwf in relazione alla ricostruzione del fabbricato in via Bagnulo ai sensi della legge 219/81 ebbe a segnalare alla Procura della Repubblica le anomalie procedurali e sostanziali di tale ricostruzione. Con permesso a costruire n°1/05 il Comune di Piano di Sorrento consentiva di demolire e ricostruire, anche con parziale occupazione di piccole aree in precedenza inedificate, il fabbricato ubicato in via Bagnulo e ricadente in zona 2 del Put e 3 del Prg (tutela dei centri antichi) in assenza di Piano di Recupero approvato e reso conforme al Put. Richiedente del permesso a costruire il condominio di via Bagnulo, ditta esecutrice la Gemar spa.

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A seguito di accesso agli atti gli ambientalisti scriveva: “In data 25.09.2007, il condominio di via Bagnulo, dopo avere chiesto senza conseguirlo permesso di costruire in variante, in data 13.11.2008, chiedeva la proroga del permesso n°1/2005 in quanto lo stesso avrebbe perso efficacia il 9 dicembre 2008 per decorrenza triennale dall’inizio dei lavori senza il loro completamento ai sensi dall’art 15 DPR 380 /2001. Il dirigente dell’Utc, come risulta dagli atti, concedeva la proroga affermando che i procedimenti introdotti da un confinante, tale Antonio De Angelis, davanti al Giudice Civile del Tribunale di Sorrento, Francesco Coppola, in data 09/12/2006, “avrebbero comportato un impedimento assoluto all’esecuzione delle opere, atteso che l’eventuale soccombenza nell’azione impugnativa avrebbe determinato l’illegittimità delle opere” e del pari a giustificare la proroga era da ritenersi “l’impedimento assoluto all’esecuzione delle opere determinato dalla richiesta di variante inoltrata in data 25/09/2007 con la quale si richiedeva permesso di costruire per lo spostamento del fabbricato di mt.1,50 dal confine e che tale ipotesi progettuale comportava anch’essa un ulteriore impedimento all’esecuzione delle opere in quanto sostanzialmente modificativa dell’impianto strutturale dell’intero corpo di fabbrica” nonché l’ulteriore constatazione “che l’iter giuridico successivo all’impugnativa ha comportato un cospicuo intervallo temporale ed ha determinato un impedimento assoluto all’esecuzione dell’opera”. E’ agevole rilevare che nessuna delle ragioni addotte dal dirigente dell’Ufficio Tecnico comunale di Piano di Sorrento giustificava il rilascio della proroga poiché la sospensione dei lavori cui fa riferimento il responsabile dell’Utc, lungi dall’essere determinata da forza maggiore o da factum principis come richiede l’art.15 DPR 380/01, è dipesa da esclusiva volontà del titolare del permesso a costruire. Si valuti che il Giudice Civile dott. Coppola non ha mai disposto la sospensione dei lavori interrotti, invece, per scelta volontaria del condominio. Dunque, le ragioni addotte dal dirigente dell’Utc di Piano di Sorrento giustificavano il rigetto dell’istanza di proroga e non l’accoglimento. Ciò non senza tener conto che, come rappresentato dal Wwf, il fabbricato è stato demolito e ricostruito in centro storico violando quanto disposto dall’art.56 della Legge219/81 che subordina la ricostruzione in centro alla redazione di un Piano di Recupero approvato e reso conforme al Put. Nel caso di via Bagnulo esiste un Piano di Recupero risalente al 1983 mai approvato e, soprattutto, mai dichiarato conforme al Put e, pertanto, inefficace”.

Ora con sentenza del Tar Campania n° 04698/2016 (pubblicata il 13.10.16) su di un ricorso proposto dal confinante per il mancato rispetto delle distanze con la proprietà privata, il Tribunale amministrativo accoglie in pieno le motivazioni del proponente e dà ragione alle tesi del Wwf negli esposti inviati alla magistratura la quale, tuttavia, nel rinviare a giudizio i responsabili delle opere (realizzate con permesso di costruire scaduto) non avrebbe preso in considerazione quello che a nostro avviso (e il Tar ce ne dà conferma) è un punto importante della problematica, ovvero l’assenza di un piano di recupero.

Tale circostanza si è palesata anche in analoghe vicende urbanistiche che hanno interessato sempre lo stesso Comune. Un esempio per tutti: il progetto di ricostruzione del Palazzo Romano a Mortora dove un commissario ad acta (lo stesso condannato in primo grado per il rilascio dell’autorizzazione ai box di vico III Rota a Sorrento) rilasciò l’autorizzazione alla ricostruzione di un fabbricato crollato da circa 60 anni su elementi che, secondo la Procura che, a seguito di denuncia del Wwf, ha rinviato a giudizio il tecnico, il progettista ed il proprietario, non corrispondevano al vero (di qui l’accusa di falso) non prendendo però in considerazione, anche in questo caso, la grave assenza di un piano di recupero.

“Prendiamo atto oggi della pronuncia del Tar e aspettiamo gli esiti del procedimento penale in corso fanno sapere gli ambientalisti – senza una nota di tristezza che si palesa nel constatare la lentezza della macchina della giustizia: quel palazzo storico è stato tranquillamente demolito e ricostruito ed è oggi abitato da diverse famiglie che potrebbero accorgersi di aver fatto un incauto acquisto? Resta in ogni caso la consapevolezza del Wwf di aver contribuito, con un incessante e documentato lavoro di denuncia durato anni, a scardinare la devastante macchina della cementificazione messa in atto dall’ex giunta Ruggiero e dalla rete dei tecnici con un delirante, millantato Piano di sviluppo Futuro che, se non frenato, avrebbe portato alla devastazione di quel che resta del suolo, del territorio e del paesaggio di Piano di Sorrento”.