Il pentito: “I clan puntavano al business-parcheggi in penisola”

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“Uccidemmo Gino Tommasino poco prima che incontrasse due imprenditori. Avevamo avuto una soffiata su quell’appuntamento e non doveva arrivarci”. Il racconto del pentito Renato Cavaliere è preciso, pieno di dettagli, ed è ora al vaglio degli inquirenti che stanno cercando di capire se sia vero. Il nome di chi avrebbe fatto la “soffiata” al momento è coperto dal segreto istruttorio e fa parte dei tanti “omissis” contenuti nelle 60 pagine del verbale del nuovo interrogatorio del killer che ha confessato di aver preso parte all’omicidio del consigliere comunale stabiese.

Non sono secretati, invece, i nomi degli imprenditori che secondo Cavaliere erano “in affari” con Tommasino. Il primo è Claudio Russo, napoletano di Secondigliano, allora titolare della “Sintesi”, ditta con sedi a Sant’Antimo e Casoria che gestiva il servizio di sosta a pagamento a Castellammare. Il secondo, invece, è Giuseppe Passarelli, amministratore della “Gpv”, imprenditore edile originario di Casal di Principe e molto presente nell’area stabiese e in penisola sorrentina, dove ha gestito la realizzazione di diversi edifici pubblici e privati nonché di parcheggi interrati.

Proprio sulla gestione delle nuove aree di sosta in arrivo a Vico Equense erano finite le mire del clan D’Alessandro, almeno stando a quanto raccontato dall’ultimo pentito legato alla storica famiglia di camorra stabiese. Su questa vicenda, però, sono in corso indagini da parte dell’Antimafia, che si servirà dei nuovi interrogatori degli altri due pentiti Belviso e Polito per capire l’attendibilità e la veridicità delle dichiarazioni fornite da Cavaliere, anche se quest’ultimo “vantava” una più longeva militanza nelle file del clan D’Alessandro, e dunque poteva conoscere meglio i meccanismi occulti e i legami tra colletti bianchi e camorra.

Secondo Cavaliere, Tommasino aveva appuntamento a Vico Equense proprio con Russo e Passarelli per discutere della gestione del parcheggio interrato in costruzione dove oggi sorgono piazza John Fitzgerald Kennedy e la nuova sede degli uffici comunali. Un incontro a tre dal quale il clan era stato escluso e non avrebbe ricavato nulla. L’incontro era fissato alle 17, ma Tommasino fu ucciso a Castellammare circa un’ora prima, proprio per impedirgli di raggiungere Vico Equense.

Russo avrebbe già confermato l’appuntamento, mentre Passarelli ha negato tassativamente di dover incontrare l’imprenditore napoletano e Tommasino. Lo “sgarro” di Tommasino al clan D’Alessandro sarebbe stato rappresentato dall’esclusione della famiglia camorristica stabiese che ha la sua roccaforte nella zona collinare di Scanzano da un affare che poteva essere potenzialmente redditizio, e in un territorio dove le attività illecite sono comunque state storicamente un loro “interesse”. Secondo le ultime relazioni della Dia, infatti, il clan D’Alessandro continua ad avere forti ramificazioni proprio in penisola sorrentina e, dunque, la tesi è considerata dall’Antimafia quantomeno verosimile, anche se da verificare.

di Dario Sautto da Il Mattino