Genitori in rivolta per la chiusura della scuola di Termini

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MASSA LUBRENSE. Ieri mattina le mamme dei bambini che frequentano le classi della scuola dell’infanzia e della primaria nella struttura della zona collinare di Termini hanno inscenato una manifestazione di protesta davanti alla sede dell’istituto, per poi raggiungere il Comune dove hanno incontrato il sindaco Leone Gargiulo.

 

“Avevamo ricevuto ampie rassicurazioni che il plesso non sarebbe stato chiuso – dicono i genitori dei piccoli alunni – poi abbiamo ricevuto la notizia della soppressione e che i nostri bambini erano stati dirottati verso la scuola del centro cittadino”.

Dopo una serie di incontri con i dirigenti scolastici e gli amministratori pubblici, le mamme ritenevano che la struttura si sarebbe salvata dalla riorganizzazione voluta dal ministero per abbattere i costi dell’istruzione, poi la doccia fredda con la comunicazione del provveditorato che annunciava la soppressione della sezione di Termini. Chiusura che va ad aggiungersi a quella dell’anno scorso della scuola di Nerano.

“Ci sono 34 bambini iscritti alla primaria e 37 alla scuola dell’infanzia – spiegano ancora i genitori – numeri che consentirebbero di tenere aperto il plesso, invece, nonostante ciò, arriva la chiusura”. A questo punto le mamme chiedono almeno che la scuola venga tenuta in piedi come sezione distaccata di quella del centro di Massa Lubrense.

“Purtroppo non è una decisione di mia competenza – dice il sindaco Gargiulo nel corso dell’incontro con i genitori -. Se il provveditorato disporrà in tal senso certamente non sarò io ad oppormi. Però al momento non risulta destinato personale, tra insegnanti e non docenti, alla scuola e durante un colloquio che ho avuto l’altro giorno con la dottoressa Franzese del provveditorato mi è stato chiaramente detto che non ci sono possibilità che il plesso venga riaperto”.

Il primo cittadino di Massa Lubrense non risparmia, poi, una stoccata nei confronti degli stessi genitori. “Se tutti i residenti delle zone di Termini e Nerano – dice Gargiulo – invece di iscrivere i figli alle scuole private avessero continuato a tenerli in quelle pubbliche, oggi non ci troveremmo in questa situazione”.

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