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Divieti di balneazione che vanno e vengono, ma cosa c’è dietro?

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La rovina vien dal suolo. Anzi dal sottosuolo e dalle montagne. A pagare, il mare che soffoca, le spiagge avvelenate e la salute dei bagnanti. Non tutti i giorni, però. La balneabilità viene e va, come le onde sulla battigia. Almeno secondo l’esito dei prelievi che l’Arpac esegue lungo le coste campane una volta al mese e anche più.

Gli esiti non sono uno schizofrenico balletto di dati ma il totale di più fattori a monte, appunto. Regione Campania: 560 Comuni e oltre 150 impianti di depurazione. Alcuni sono da buttare perché vecchi senza mai essere stati attivati; altri bloccati dalla manutenzione-optional. Poi ci sono quelli progettati per un numero di abitanti che negli anni è aumentato: totale, cento strutture fuoriuso o giù di lì.

Ma ci sono anche gli scarichi fognari delle 12mila case abusive censite; le reti fognarie in cui finiscono liquami e acqua piovana insieme e che traboccano in caso di temporali; e infine, c’è il trenta per cento del territorio campano che le fogne non ce le ha proprio.

Su tutto, un autentico paradosso: la progettazione degli impianti di depurazione non ha previsto collettori, cioè il collegamento fra fogne e impianto di degradazione dei liquami. Tonnellate di “tal quale” finiscono nei fiumi Sarno, Sele, Volturno. Lungo i pendii, dentro i torrenti, sotto le strade, dritti al mare. Non resta che affidarsi al favore delle correnti e alla generosità del Tirreno, “Mare nostrum” capace di autorigenerarsi. Fino a quando, nessuno lo sa.

Problema a monte, tuffi vietati. Una recente, emblematica “danza” della balneabilità, nell’ultimo mese in costiera sorrentina. A Meta, per quattro volte i laboratori dell’Arpac hanno bocciato e poi promosso la qualità dell’acqua. I divieti di balneazione sono stati disposti e revocati dal sindaco Giuseppe Tito. Tra venerdì della scorsa settimana e martedì i tecnici Gori, gestore del ciclo delle acque in 79 Comuni della provincia di Napoli, hanno eseguito una serie di sopralluoghi e il “giallo” potrebbe essere risolto. Sarebbe stata individuata una perdita fognaria nella condotta lungo le pareti di tufo di una grotta dove ha sede un cantiere navale.

Martedì, l’esito dei prelievi supplementari dell’Agenzia regionale per l’ambiente Campania, ha comunicato un nuovo esito: sì alla balneabilità. Fino a quando, lo sapremo nei prossimi giorni. Di fatto, anche lungo la pregiata Costiera, alcuni Comuni subiscono l’onta del mare nero. Anche qui, dove proprio la Gori l’anno scorso ha ultimato uno degli impianti di depurazione più moderni d’Europa e ormai a regime. Ma in questa zona, non ovunque è stata eseguita la separazione fra acque piovane e condotte per liquami: “A Sorrento abbiamo quasi ultimato anche questo tipo di interventi – dice Michele Di Natale, presidente Gori -. Ma ancora c’è molto da fare. Si tratta di grandi opere che costano milioni di euro e che pur essendo noi disposti ad auto finanziare, necessitano di aiuti economici dalla Regione”.

Soldi, che la Corte di giustizia dell’Unione europea sta chiedendo all’Italia “per aver tardato ad attuare il diritto dell’Unione in materia di raccolta e trattamento delle acque reflue urbane”. I giudici di Lussemburgo chiedono la cifra forfettaria di 25 milioni di euro più una penalità di oltre 30 milioni per ciascun semestre di ritardo”. Fino a oggi i semestri sono quattro. La quota della Campania non è ancora stata stabilita.

Alla Regione intanto, l’altro giorno Vincenzo Belgiorno, docente di Ingegneria ambientale dell’Università di Salerno, ha accettato l’incarico di direttore generale dell’Ente idrico campano che sostituisce il commissario che a sua volta gestiva i cinque Ato (Ambito territoriale ottimale) soppressi nel 2016. Il nuovo ente composto da sindaci e presieduto da Luca Mascolo, dovrà programmare tutti gli interventi legati al ciclo integrato delle acque.

“Bisognerà cominciare dalla realizzazione dei collettori – dice Vincenzo Belgiorno – In provincia di Napoli per esempio, ci sono sette Comuni che sversano direttamente nel Sarno senza passare dal depuratore. Tutto a mare. Poi bisognerà dotare le città di reti fognarie complete. E se il Salernitano non ha criticità, nel Casertano e nel Beneventano la situazione è molto complessa: in questi territori non c’è un referente unico che si occupi delle acque come invece la legge prevede da oltre vent’anni”.

Martedì i nuovi dati Arpac, mercoledì quelli di Goletta Verde che ha terminato i controlli dall’alto Casertano a Sapri, ultima punta della regione: “Negli ultimi anni la situazione sanitaria delle coste è nettamente migliorata – dice Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico Legambiente Campania -. Ma se non saranno risolte le problematiche a monte non potremo mai dire di avere un mare sano. I nostri prelievi, eseguiti in aree diverse da quelle dell’Arpac consentono di avere una mappa completa circa la pulizia di mare, fiumi, torrenti. Controlli che garantiscono e rispettano lo spirito della legge dello Stato su prevenzione e tutela della salute pubblica. La stessa norma che impone ai sindaci di disporre i divieti di balneazione quando i livelli di certi fertilizzanti superano il limite”.

di Rosa Palomba da Il Mattino