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Cartelle esattoriali, verso la prescrizione a 10 anni

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Il governo alle prese con la costruzione della legge di Bilancio progetta una nuova stretta contro gli evasori fiscali. Nel pacchetto di norme anti-frodi potrebbe trovare posto un allungamento dei termini di prescrizione delle cartelle esattoriali affidate all’Agenzia della riscossione. Una iniziativa che, ovviamente, avrebbe una ricaduta pesante sui contribuenti morosi colpiti da strumenti pesanti come i pignoramenti e ipoteche.

L’ipotesi che si fa strada è di portare a 10 anni (come già previsto per l’Irpef) i tempi di prescrizione per tutte le cartelle non impugnate entro 60 giorni dalla notifica operando in questo modo una unificazione delle attuali scadenze. Attualmente le imposte locali (Imu, Tasi e Tari) hanno una prescrizione fissata a 5 anni, mentre bollo auto e violazioni del codice della strada presentano termini più ridotti: 3 anni.

L’emendamento del quale si sta discutendo al ministero del Tesoro prevede due versioni. E in quella più incisiva ci sarebbe anche un meccanismo retroattivo capace di rimettere in gioco cartelle esattoriali ormai prossime alla prescrizione. L’effetto sul sistema fiscale sarebbe ovviamente molto importante. E infatti all’interno della maggioranza che sostiene l’esecutivo Gentiloni non mancano vivaci resistenze contro questo giro di vite, soprattutto in considerazione del fatto che questa riforma produrrebbe i primi effetti all’inizio del 2018, in coincidenza con il voto delle politiche previsto nei primi mesi dell’anno.

Tra l’altro, anche in ambienti di governo, si fa notare che il giro di vite, anche se ispirato dall’intenzione di colpire gli evasori fiscali, apparirebbe in contraddizione rispetto alla politica di distensione fisco-cittadini che tra l’altro ha portato alla fine di Equitalia e alla riconduzione dell’attività di riscossione sotto il potere dell’Agenzia delle Entrate. Chi lavora sul dossier, in ogni caso, fa notare che un allungamento dei tempi di prescrizione delle cartelle esattoriali potrebbe essere utilizzato come elemento per spingere un maggior numero di contribuenti ad abbandonare ogni resistenza aderendo alla rottamazione-bis introdotta con il decreto fiscale il mese scorso.

Il provvedimento si trova in commissione Bilancio al Senato e la scadenza per gli emendamenti è fissata per fine mese. Ma l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, che ha preso il posto di Equitalia, ha già avviato l’operazione, pubblicando i moduli e attivando le procedure.

La posta in palio non è di poco conto. Il governo conta di incassare circa 1,2 miliardi, con un ripescaggio che potrebbe riguardare oltre 53 mila contribuenti e che, si stima, darà 518 milioni al quale si aggiungono altri 553 milioni dovuti alla possibilità di rottamare anche le cartelle da gennaio a settembre 2017.