Bracconieri in azione in costiera sorrentina, allarme del Wwf

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Sparato da qualche vagabondo armato con licenza di uccidere, nelle campagne di Pastena a Massa Lubrense, uno stupendo esemplare femmina di Sparviero (Accipiter nisus) è stato recuperato, la mattinata di sabato 16 dicembre, grazie ai Carabinieri Forestali ed ai volontari del Wwf e trasportato al Centro Recupero Fauna Selvatica il Frullone di Napoli. L’esame radiografico ha evidenziato la presenza di pallini di arma da fuoco. Dopo la Poiana colpita ad un’ala e all’addome da un bracconiere a Moiano (Vico Equense) appena qualche giorno fa (deceduta in ospedale per le ferite riportate) e la scoperta dei tre rapaci morti sulla spiaggia di Meta, a cui si aggiunge una ennesima Poiana ferita segnalata nella giornata di ieri sempre a Vico Vico Equense, sale a 6 il numero di specie protette (tra poiane, gheppio e sparviero) rinvenute nell’ultima settimana tra Vico Equense e Massa Lubrense.

“Un bilancio preoccupante che dà il senso dell’anarchia venatoria e del bracconaggio duro a morire nella nostra penisola sorrentina – dichiara Claudio d’Esposito, presidente del Wwf Terre del Tirreno – è assolutamente impossibile confondere una poiana dall’apertura alare di quasi un metro e mezzo con qualsiasi altra specie. Se tali animali vengono abbattuti lo sono deliberatamente, e questo ci dovrebbe far riflettere sulla professionalità e la civiltà inesistente da parte di diverse persone che continuano ad “imbracciare” indebitamente e pericolosamente un’arma da fuoco, incentivati dalla scarsità di controlli e dalla certezza di restare impuniti.

sparviero

Certo è una questione di cultura – continua d’Esposito –  ma anche di politica e di lobby. Il governo attuale sta facendo i salti mortali per sventrare la legge quadro sui parchi, riaprire la caccia al lupo, consentire di sparare in deroga ad alcune specie, ridurre a zero i controlli e la repressione, mentre la Regione Campania ha fatto in modo che sparisse ogni forma di controllo venatorio affidato alle associazioni volontarie, come le guardie del Wwf o altre, ed ha fatto in modo che tali stupendi rapaci, una volta impallinati, di fatto restino a terra, resettando tutta l’organizzazione di recupero, trasporto e cura di tali specie protette. Ed ecco il paradosso: non solo taluni cacciatori senza regole o conoscenze sparano a falchi, poiane, eccetera, ma è divenuto complicato, per chi vuole salvarli, organizzare il recupero e trasporto all’unico Centro di Fauna Selvatica attualmente in funzione per tutte le province della Campania: il Frullone dell’Asl Napoli 1.

Quando i cittadini contattano il Wwf – afferma ancora il leader ambientalista – di solito hanno già fatto decine di telefonate. E una volta che alla nostra associazione veniamo a conoscenza di un animale ferito altre ancora se ne fanno per assicurare un veloce intervento e assistenza. Viene da chiedersi ma lo Stato e la Provincia, che tanti soldi incassano da migliaia di cacciatori per consentire il prelievo della fauna indisponibile dello Stato, dove sono?

Un Paese che smantella e ridimensiona i presidi “istituzionali” dedicati e professionalmente dotati di strumenti, mezzi e competenze inderogabili, dovrebbe preoccuparsi ora di come far cessare questa condizione di caos generata. La scellerata riforma di smantellamento dell’ex Corpo Forestale dello Stato e delle Polizie Provinciali ha creato, infatti, danni immani al territorio e alle sue risorse.

Il problema dei bracconieri e altri connessi devono essere affrontati con forza e con una seria inversione di tendenza. Auspichiamo – conclude d’Esposito – che il Governo possa quanto prima intervenire in maniera concreta nel garantire un servizio di controllo ambientale e venatorio efficace, a tutela degli animali e a discapito di chi esercita abusivamente la propria “concessione speciale” di caccia”.