Addio a monsignor Riboldi, vescovo anticlan legato alla costiera

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Questa mattina è morto monsignor Antonio Rboldi, vescovo di Acerra da sempre impegnato in prima linea nella lotta alla camorra. Attività di contrasto ai clan che lo ha portato a finire anche nel mirino della criminalità. Monsignor Riboldi era anche molto legato alla penisola sorrentina, dove in diverse occasioni ha partecipato ad iniziative a favore della legalità. Di seguito il ricordo di Luigi Di Prisco, consigliere comunale di Sorrento, che più volte lo ha coinvolto in incontri pubblici per il contrasto alle cosche.

Pochi minuti fa ho tristemente appreso la notizia della scomparsa di monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra e figura simbolo per molte generazioni della lotta per la legalità da uomo di fede. A tal proposito, con grande commozione, ricorderò indelebilmente il rapporto che Don Antonio, perché così amava farsi chiamare, ha avuto con il nostro territorio. Negli ultimi dodici anni, dal 2005, anno in cui ho avuto il piacere di fare la sua conoscenza ad oggi, ricordo le sue numerose visite a Sorrento per incontri sia pubblici che riservati per incontrare gruppi di giovani e fedeli.

Ogni sua parola non era mai casuale o retorica. Dalle sue espressioni ci si rendeva conto della grande levatura morale e spirituale di questo grande uomo che ha avuto modo di frapporsi, come uomo di fede, a difesa della legalità, contro la mafia e la camorra. Lui si è sempre rivolto in questi incontri ai i giovani del nostro territorio, affinchè da adulti nella vita di tutti i giorni potessero essere sentinelle attente e portatrici dei valori che lui stesso ha trasmesso loro nella sua esistenza terrena.

Ricordo un incontro pubblico realizzato più di dieci anni fa presso l’Azienda autonoma di soggiorno e turismo di Sorrento e Sant’Agnello, moderato dal giornalista ed amico Ferdinando Manzo, in cui in una sala gremita di studenti, sia delle scuole superiori che delle medie, seppe tenere attenti tutti gli intervenuti per un tempo lunghissimo di oltre due ore e mezza. L’orologio per i presenti sembrò fermarsi, e tutti furono rapiti dai suoi racconti legati alle esperienze vissute in prima persona.

Io all’epoca da giovane impegnato nel mondo del sociale sono ancora oggi onorato di aver fatto la sua conoscenza e di essermi fatto promotore all’epoca di questi incontri. Oggi, da amministratore comunale, posso senza dubbio affermare che la sua conoscenza e frequentazione mi ha notevolmente influenzato anche a livello politico in quanto, proprio ispirandomi a lui e ad altre pietre miliari come padre Alex Zanotelli, ho deciso di impegnarmi per la cosa pubblica.

Un impegno il mio a livello politico non per caso o per interesse personale o ad appannaggio dei gruppi di potere, ma rivolto agli ultimi e a chi era in difficoltà nel rispetto sempre della legalità e del prossimo, proprio valori questi riscontrati in Don Antonio. Questi sono gli insegnamenti lasciatomi da monsignor Riboldi e da altri grandi esponenti che hanno saputo arricchire la mia vita. Oggi pensando a quello che ci hai trasmesso caro Don Antonio il tuo viaggio verso la vità eterna per ricongiungerti con Gesù che hai seguito in tutta la tua vita terrena a noi non sarà meno triste perché in me e in tutti coloro che hanno avuto modo di apprezzarti e conoscerti è viva la fiamma di ciò che hai saputo trasmettere.