Abuso sul Monte San Costanzo, demolito dopo denuncia del Wwf – foto –

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MASSA LUBRENSE. Il Wwf Terre del Tirreno, a seguito di una segnalazione pervenuta da parte di escursionisti, aveva inviato un esposto alla polizia municipale di Massa Lubrense ed ai carabinieri forestali di Castellammare di Stabia segnalando in località Monte San Costanzo, in una proprietà posta al confine tra la strada carrabile e l’inizio delle scale con la via crucis che conducono alla chiesetta in cima al monte, lavori edili consistenti in sbancamento di terreno e nella realizzazione di un corpo di fabbrica con costruzione di opere murarie e allocazione di un tetto in laminato.

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Considerato che dalle foto pervenute al Wwf (come pure da una verifica da Google Earth) si evince l’esistenza (dal 2013!) di un muro in pietra a secco ma non del corpo di fabbrica, che l’intero territorio del Comune di Massa Lubrense è stato dichiarato di notevole interesse paesaggistico con D.M. ai sensi della legge 1497/39 e ricade nell’ambito di efficacia del Put per l’Area Sorrentino-Amalfitana statuito con la L.R. n. 35/87, e che ai sensi dell’articolo146 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio – D.lgs. n.42/2004 – ogni intervento che modifichi il paesaggio necessita del parere preventivo della Soprintendenza, che l’area oggetto dell’intervento ricade in un sito di interesse comunitario e in Zona a Protezione Speciale ed infine che i lavori realizzati hanno di fatto comportato una trasformazione del sito, gli ambientalisti avevano chiesto un sollecito intervento atto a verificare la legittimità di tutte le opere realizzate o in corso di realizzazione nella proprietà descritta.

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“Prendiamo atto con soddisfazione che, a seguito della denuncia del Wwf e dell’intervento delle forze dell’ordine – dichiara il presidente del Wwf Terre del Tirreno, Claudio d’Esposito – stavolta il proprietario del fondo ha provveduto di suo a demolire le opere costruite, sbugiardando il detto che recita “chi fravica e sfravica non perde mai tempo”. Appare assurdo e grave che ci sia ancora chi si azzarda a costruire case e manufatti senza alcuna autorizzazione sperando di passare inosservato, cosa ancor più grave quando ciò avviene in zone vincolate e di massimo pregio paesaggistico e naturalistico.

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Stavolta il peggio è stato evitato grazie ad un solerte intervento delle forze dell’ordine. Ma purtroppo non è sempre così. Il più delle volte dall’individuazione del reato al ripristino dello stato dei luoghi possono passare anche decenni. Ovunque, dal mare ai monti, ci sono mostri e mostriciattoli in calcestruzzo che nemmeno il degrado e la natura sono riusciti a cancellare. La lotta è impari e l’investimento nel “mattone” nella Terra delle Sirene è enorme: è per questo che c’è chi si azzarda ancora a rischiare. Accade anche che per risolvere il fenomeno dell’abusivismo si decida (ma solo per taluni) di legalizzare il calcestruzzo autorizzandolo con interpretazioni delle normative tanto creative quanto discutibili e fuorilegge. È il caso di grosse speculazioni dove dietro ai permessi di costruire rilasciati si cela, spesso nemmeno tanto velatamente, un pericoloso intreccio tra privati, imprenditori, amministratori e criminalità”.

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