Dopo il “Bosco Casoni” con i soldi della Legge “Un albero x neonato” di 500 pini d’Aleppo, morti dopo l’impianto (mal) fatto alla vigilia dell’estate di tanti anni or sono, e dopo il più recente “Viale di Vassallo” con 15 querce, donate da un’associazione con raccolta fondi, sul Faito ci riprovano a rimboschire stavolta con i soldi dell’Europa: “ma è l’ennesima riforestazione farlocca”. Il Wwf Terre del Tirreno denuncia l’ennesimo “spot” e spreco di denaro pubblico.
Doveva essere un piano di riforestazione, come proclamato a mezzo stampa, ma le cose, per gli ambientalisti, stanno diversamente. “Dopo i prati-moquette al posto dei castagni, per far decollare gli amanti del parapendio, dopo la distruzione delle radici degli alberi secolari a bordo strada per allocare tubature, corrugati e quant’altro, stavolta la devastazione sul Faito targata “green” passa per il rimboschimento”.
Migliaia di scatole in plastica rosa, con esili cannucce e tappettini anti-radicanti, collocate a distanza di pochi centimetri l’una dall’altra, tra erbe, rovi e ortiche sull’intero versante sotto il centro sportivo e il promontorio ovest del belvedere. È quanto resta, a distanza di appena pochi mesi, della riforestazione sponsorizzata con i fondi Pnrr. “La maggior parte degli alberi e arbusti, esili steli anche di appena un anno di vita, non hanno attecchito. Circa il 70% delle essenze sono cespugli, ma delle risibili plantule di alberi tre su quattro sono già morte”, affermano dal Wwf.

Il panorama che appare dal sopralluogo effettuato dagli attivisti sulla montagna è desolante: “centinaia di stecchini rinsecchiti e involucri in plastica rosa come lumini di un cimitero. Sono riusciti a far fallire l’ennesimo progetto finanziato con i soldi del Pnrr, cioè soldi che noi cittadini dovremmo restituire con gli interessi”.
Era novembre 2022 quando il vice sindaco metropolitano Giuseppe Cirillo annunciava che il sindaco Gaetano Manfredi aveva dato il via libera per attuare gli interventi di forestazione delle aree del Monte Faito devastate dagli incendi del 2017. Un intervento di 1.504.999,91 euro finanziato con i fondi Pnrr. A spingere sull’investimento era stato il disastroso incendio che aveva determinato un diffuso dissesto idrogeologico con distacco di detriti rocciosi che, rovinando a valle, avevano creato seri problemi alla circolazione veicolare sulla ex SS 269 del Monte Faito.
L’intervento di forestazione – spiegava Giuseppe Tito consigliere metropolitano con delega al Faito, al mare e alle coste – oltre a migliorare e ripristinare l’ecosistema in crisi, avrebbe avuto come conseguenza diretta un migliore deflusso dell’acqua piovana e la stabilizzazione dei versanti.
“Nulla di tutto questo – dichiara Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – qui già era abbastanza triste dopo il rogo della montagna del 2017, con la distruzione di milioni di alberi tra cui i secolari pini neri, ora abbiamo un cimitero di plastiche e materiali che andranno a finire nell’ambiente o prenderanno fuoco al primo incendio. E poi si vantano che hanno messo migliaia di alberi. Abbiamo riforestato solo “sulla carta” nient’altro che numeri. Nella realtà migliaia e migliaia di piantine sono già morte e secche. Alberelli usa e getta.
Milioni di euro spesi per fare numero e propaganda. Ma come si può credere a queste bugie? Non solo hanno piantato male, in stagione agronomicamente non idonea e hanno omesso le cure, ma hanno anche reso vano quella che poteva essere una possibilità di rinascere per la montagna. I media hanno raccontato di migliaia di alberi piantati ma come si fa? Chi doveva controllare? A chi spettava la direzione tecnica/agronomica del cantiere e le cure forestali dopo l’impianto?”.
“E mentre la montagna e il suo fragile ecosistema è violentato continuamente, sfacciatamente e impunemente da bracconaggio (è di questi giorni il rinvenimento di decine di impianti elettroacustici fuorilegge per la cattura delle quaglie), tagli e furti di legname, abusi edilizi e scarico di amianto e rifiuti si continua ad organizzare eventi e manifestazioni, col patrocinio e l’avallo dell’Ente Parco Regionale dei Monti Lattari, concerti, musica a palla di notte nel castagneto, voli col parapendio, trail nei boschi e slalom di auto a tutto gas che con la natura e la sua difesa hanno davvero ben poco o nulla a che vedere”, si legge nella nota del gruppo ambientalista della penisola sorrentina.
“A questo punto è doveroso chiedersi: ma c’è qualcuno a cui interessa ancora la salvaguardia del Monte Faito? E a chi tocca porre un freno alla lista di reati che puntualmente i volontari del Wwf documentano con dovizia di particolari ai danni della natura? Più che un Parco naturale, quello dei Monti Lattari, appare sempre più un parco giochi”, conclude d’Esposito.






