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Truffa delle strutture ricettive fantasma, denuncia di Abbac

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Strutture ricettive fantasma, ennesimo caso di una famiglia truffata. L’Abbac scrive all’AgCom per sollecitare controlli sulle piattaforme online. Il presidente nazionale Abbac Agostino Ingenito: “E l’ennesimo caso, ci hanno segnalato di aver effettivamente prenotato e pagato e all’arrivo non hanno trovato la struttura. Chiediamo alle piattaforme online se e come veriicano l’effettiva esistenza degli annunci e chiediamo alle autorità di intervenire per il rispetto e la tutela dei consumatori e degli operatori del settore”.

Ieri, lunedì 16 agosto, una famiglia ha contattato l’associazione. Erano disperati, perchè dopo un viaggio dalla Sicilia diretti a Napoli, avevano scoperto amaramente che l’alloggio prenotato e pagato mediante una nota piattaforma online, non esisteva. “Ci siamo immediatamente attivati e grazie alla nostra rete whatsapp tra i gestori siamo riusciti a trovare una collocazione temporanea, malgrado il sold out di questi giorni – fanno sapere da Abbac -. La famiglia ci ha comunicato che aveva prenotato per un soggiorno a Napoli, in pieno centro, dal 16 al 21 agosto, mediante una piattaforma di intermediazione online. Non è il primo caso in questi giorni. Abbiamo inviato una richiesta di chiarimento alla piattaforma e nel contempo abbiamo inviato una nota all’AgCom a cui chiediamo di esercitare dovuti controlli e applicare eventuali sanzioni previste dalla normativa”.

“Chiediamo anche l’immediato intervento del legislatore – aggiunge Ingenito -. L’Agenzia delle Entrate non ha ancora reso operativo il sistema del rilascio obbligatorio del codice unico nazionale. Una proposta che avevamo presentato al governo Conte I, ottenendo l’ok, ma che si è arenata, malgrado fosse stato approvato il decreto, e disposto un finanziamento per la realizzazione di una piattaforma, che avrebbe dovuto dialogare con i siti di prenotazione, obbligandoli alla pubblicazione del codice per ogni annuncio inserito.

Resta ancora irrisolta poi la questione finanziaria, relativa alle sedi internazionali di queste piattaforme e al mancato controllo di tanti annunci presenti in rete, in tanti casi senza alcuna autorizzazione amministrativa e in deroga agli obblighi previsti. Quel decreto 50/2017 è rimasto inapplicato nella parte che riguardava il ruolo di sostituto di imposta dei portali di prenotazione. Come non ancora chiara è l’interpretazione dell’autorità giudiziaria che non ha ancora sentenziato sul caso. Auspichiamo che a tutela dei viaggiatori ed operatori italiani, il governo intervenga e ponga la questione in Parlamento al fine di chiarire ruoli e competenze, anche in considerazione del lavoro svolto dal G20 riguardo la tassazione dei portali”, conclude Agostino Ingenito.

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