Sorrento entra a far parte ufficialmente del gruppo dei comuni italiani che ha siglato il patto della “Carta di Amalfi”. La giunta ha approvato la delibera con la quale si autorizza il sindaco Corrado Fattorusso a firmare l’atto di l’adesione. La città del Tasso entrerà così nel club che schiera le più prestigiose località turistiche del Belpaese.
Oltre ad Amalfi e Capri, amministrazioni promotrici dell’iniziativa, ci sono anche Arzachena-Porto Cervo, Cortina d’Ampezzo, Courmayeur, Pinzolo-Madonna di Campiglio, e, scendendo verso Sud, Positano, Ischia, Ravello e Taormina.
Tra queste non poteva mancare Sorrento dove, come si legge nel provvedimento dell’esecutivo, “il turismo rappresenta il settore trainante dell’economia del territorio”, ma al tempo stesso “negli ultimi anni sta esercitando una crescente pressione sulla qualità di vita della comunità residente, sui servizi pubblici, sulle infrastrutture, sulla mobilità, sulla gestione dei rifiuti, sulla vivibilità”.
E con tre milioni di presenze turistiche annue il capoluogo della penisola sorrentina e forse la località che più di tutti i piccoli centri turistici soffre le conseguenze dell’overtourism. Da ciò la necessità di “promuovere strumenti e politiche che consentano di coniugare lo sviluppo turistico con la tutela del territorio ed il benessere della popolazione residente, favorendo una gestione sostenibile e responsabile dei flussi turistici che impatti positivamente sulla qualità di vita della comunità”.
Per raggiungere questi obiettivi la “Carta di Amalfi” punta ad ottenere dal governo maggiori poteri per gestire la presenza di “picchi” nelle località, ovvero l’ottimizzazione degli arrivi di veicoli, treni, imbarcazioni, sulla base degli spazi disponibili e delle infrastrutture di ricezione effettivamente esistenti e nuovi strumenti normativi per disciplinare l’offerta di posti letto turistici, evitandone la concentrazione in zone che dimostrano elevati “indici di turisticità”.
I comuni aderenti chiedono anche una maggiore flessibilità nelle assunzioni di personale – in primis a tempo determinato per il controllo del territorio, oggi agganciate a vincoli anacronistici e assolutamente non rispondenti alle esigenze dei comuni turistici – e più in generale per la gestione degli elevati afflussi ad esempio, per favorire l’informazione turistica e la pulizia dei luoghi ed il riconoscimento di status di Zone Turistiche Speciali (Zts) e di maggiore flessibilità nella fiscalità locale per avere leve finanziarie idonee a gestire le esigenze connesse con i significativi flussi.






