Sistema Sorrento. Il ruolo del barbiere 86enne e della dirigente e l’appalto dello stadio con mazzetta del 10%

“Devo fare una spuntatina ai capelli prima del viaggio in Giappone, ci possiamo vedere in una stanza di hotel?”. Secondo la Guardia di Finanza era questa la frase in codice utilizzata dall’ex sindaco di Sorrento, Massimo Coppola, per incontrarsi con uno dei suoi presunti sodali nel giro delle tangenti per appalti pubblici assegnati dal Comune costiero. Il messaggio era indirizzato a Giovanni Coppola, che di pressione faceva il barbiere, da qui il riferimento al taglio dei capelli.

Nato a Vico Equense 86 anni fa, con un passato da acconciatore sarebbe stato, in base alle carte dell’inchiesta condotto dalla Procura di Torre Annunziata, il trait d’union tra l’ex primo cittadino e alcuni soggetti interessati a piazzare figli e cognati nei concorsi pubblici. Una mediazione – scrivono i pm oplontini – grazie ai suoi rapporti con “diversi politici di caratura provinciale e regionale (viene fatto anche il nome di una esponente politica, che non risulta indagata, ndr)”. È sempre a carico dell’86enne ex barbiere che pende una richiesta di arresto da parte della Procura guidata dal capo Nunzio Fragliasso.

Nelle oltre trecento pagine di richiesta di misura cautelare (tra carcere e domiciliari) a carico di 21 persone c’è un capitolo che parla di concorsi e assunzioni. In questo scenario, come riporta Leandro Del Gaudio su Il Mattino, finisce sotto accusa anche la dirigente comunale Mariagrazia Caiazzo, che dovrà replicare alle accuse di aver consegnato all’ex sindaco le tracce ed i test per favorire le assunzioni del raccomandato di turno. In cambio, il sindaco avrebbe incassato tangenti da 15mila e 20mila euro. Nel mirino di finanzieri e pm il concorso per un posto di istruttore amministrativo; quello per due posti di istruttore tecnico; e l’altro per quattro posti di istruttore di vigilanza (agente della municipale).

Coppola, reo confesso, per fare un esempio ha spiegato nel corso di un interrogatorio: “Ho ricevuto 15mila euro dalla signora del caseificio, suocera del soggetto da assumere… le domande le ho ricevute dall’ufficio della dirigente, andai nel suo ufficio e le chiesi le domande per agevolare un candidato, lei me le diede e mi chiese di stare attento”. Eppure, va detto, non c’è traccia di soldi incassati dalla dirigente Caiazzo, che – in alcune conversazioni intercettate – viene definita “la bella”.

In particolare è un altro protagonista di questa storia, il sensitivo Raffaele Guida (ex consulente del sindaco) a ricordare a tutti ad un certo punto della vicenda che “la bella sta turbata, sono andato al Comune è sta impaurita”. Parole che alimentano non pochi dubbi sul ruolo effettivo che sarebbe stato svolto dalla dirigente a proposito delle tangenti, e spiegano, almeno in parte, i meccanismi del “Sistema Sorrento”.

Agli atti della richiesta dei pm, ci son anche le dichiarazioni di Mario Parlato, un imprenditore che vuota il sacco sul meccanismo delle tangenti. È il capitolo legato agli appalti dello stadio Italia, per il quale sarebbe saltata la regola del 5% da versare per garantirsi il lavoro. Per la storia del campo sportivo, invece, Guida – che in quel caso si sarebbe mosso da intermediario tra il mondo amministrativo e quelle delle imprese – avrebbe alzato la posta, con una richiesta del 10%. Ed è lo stesso imprenditore Parlato a svelarlo: “Guida mi chiese un incontro, dicendomi che aveva una cosa per me. Mi disse che era “uscito” lo stadio e mi diede una pen drive con la documentazione dell’appalto sullo stadio. Ma in quell’occasione, Guida – per conto del sindaco – mi chiese una tangente del 10%. Io sbiancai”.

Una percentuale corruttiva del doppio rispetto ai parametri ordinari delle mazzette all’ombra di piazza Tasso. Dunque, continua l’imprenditore: “Dissi che dovevo pensarci, al punto tale che Guida quasi non voleva più darmi la documentazione”. Dunque, prendere o lasciare: da un lato la pen drive con i capitolati di una gara al ribasso da sei milioni, dall’altro una tangente di 600mila euro, non più di 300mila euro.

Spiega l’imprenditore nell’interrogatorio del 3 ottobre scorso: “Gli dissi che quella cifra non la potevo pagare, perché io non faccio il narcos. Eppure, avevo impegnato un archistar e volevo partecipare, incontrai di nuovo Coppola, era inverno e buio, lasciammo i cellulari in auto, provammo a trattare: mi disse che potevamo passare all’otto per cento o al sette per cento. Io comunque la gara non l’ho vinta. Eppure per me la mia offerta era ottima”. A questo punto tocca alla Guardia di Finanza chiarire come andarono i fatti, dinanzi a decine di procedure amministrative quanto meno sospette.

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