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Scuole. Da Sorrento si chiede di aprire ma genitori divisi

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Anche Sorrento partecipa all’iniziativa per chiedere la riapertura delle scuole in Campania. Di seguito riportiamo il comunicato dell’iniziativa. Corre l’obbligo, però, di ricordare che a Sorrento molti genitori sono dell’idea di mantenere le scuole chiuse per evitare rischi di diffusione del Covid-19 e ciò sembra confermato dalla scarsa partecipazione allo screening dedicato alla platea scolastica e dal fatto che proprio nella città del Tasso, dove il sindaco Massimo Coppola, a differenza degli altri suoi colleghi della costiera, ha deciso di riaprire le scuole dell’infanzia (compreso il nido) e la prima classe della primaria, gli alunni che frequentano le lezioni siano decisamente pochi. Evidentemente anche le famiglie sono divise.

Nel primo weekend di shopping natalizio Salerno, Napoli e Sorrento si uniscono in una manifestazione comune per ricordare che mentre i negozi riaprono le scuole in Campania restano chiuse. L’obiettivo è sensibilizzare chi sarà impegnato negli acquisti natalizi sulla situazione della scuola in Campania ed evidenziare l’incoerenza delle decisioni prese dalla Regione in merito alle riaperture.

L’iniziativa denominata “A Natale regala una scuola” vuole essere un’azione paradossale e provocatoria – perché la scuola non è un oggetto che si possa acquistare ma un diritto garantito dalla nostra Costituzione – che vuole portare all’attenzione ancora una volta la nostra condizione di “emarginati didattici”.

Lunedì 7 dicembre tutte le famiglie campane aspettavano che la Regione, uscita dalla zona rossa, si allineasse al Dpcm nazionale con il rientro a scuola dalla seconda classe primaria alla terza secondaria. Invece alle 17:30 l’assessore alla Scuola Lucia Fortini sulla sua pagina Facebook comunicava in anteprima la decisione (seguita poi dall’ennesima ordinanza, la n. 95) di far ritornare in presenza solamente le classi dalla materna fino alla II primaria.

La decisione viene giustificata sulla base dei risultati dello screening adducendo, ancora una volta, la responsabilità alla mancata partecipazione da parte dell’utenza. In realtà i numeri ed i risultati dei test non sono stati resi noti. Resta inoltre in vigore la possibilità dei sindaci di decidere per i propri Comuni se adottare o meno le decisioni in ordinanza. Molti, moltissimi non hanno riaperto, lasciando a casa ad oltranza anche materne e prime elementari.

L’anomalia campana è ormai diventata una beffa ai danni di studenti e famiglie che va avanti dal 16 ottobre. Che cosa si è fatto in questi due mesi per garantire il rientro a scuola in presenza? Chiediamo che gli studenti campani tornino a scuola subito perché hanno gli stessi diritti dei loro coetanei italiani.

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