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Parcheggio di vico Rota a Sorrento, confermate le condanne

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A distanza di due anni dalla sentenza in appello, la Corte di Cassazione ha ritenuto inammissibile il ricorso degli imputati. La Corte d’Appello nel 2020 aveva confermato: il parcheggio in via Rota non si poteva fare. Quella di oggi era l’ultima chances per gli imputati nel processo per la devastazione del giardino di vico II Rota a Sorrento, dove si sarebbe dovuta realizzare una mega autorimessa in barba ad ogni legge.

Possiamo dire che da oggi è messa la parola fine a tale capitolo di “boxlandia”. Resta confermata quindi la sentenza in appello emessa nel febbraio 2020 (il primo grado si era concluso nel gennaio 2016) con le condanne per i funzionari dell’allora Provincia che rilasciarono il permesso nella qualità di commissari, stante l’inerzia del Comune di Sorrento. Confermate anche le condanne a risarcire i danni alle parti civili: il Wwf Italia rappresentato dall’avvocato Giovanbattista Pane ed i Vas difesi dall’avvocato Johnny Pollio.

“È stata una lunga ed estenuante battaglia, iniziata dodici anni fa – dichiara il Wwf Italia – dopo innumerevoli udienze e colpi di scena ora con la sentenza della Corte di Cassazione viene messa la parola fine alla vicenda giudiziaria riconoscendo le ragioni delle associazioni ambientaliste e le colpe di chi autorizzò le opere. È l’ennesima vittoria messa a segno e non possiamo che rallegrarci”.

Il blitz di via Rota, con il disboscamento di 3.200 mq di uno storico fondo agricolo per edificare un parcheggio interrato su tre livelli con 285 box auto, fu effettuato in pochi giorni, lavorando sotto la pioggia e al buio, e fu reso possibile dalla machiavellica, forzata e ormai sbugiardata interpretazione della legge.

È il fenomeno Boxlandia messo in essere da imprenditori avidi e senza scrupoli e spinto da clan affaristici ben coagulati in penisola sorrentina, con la complicità di tecnici e avvocati di parte i cui pareri “pro veritate” sono apparsi, quasi sempre, assolutamente discutibili e inattendibili. Resta il rammarico dello scempio annunciato sul nascere in via Rota e non frenato per tempo da chi doveva. La piaga del giardino sventrato è ancora ben visibile.

“In questo momento – aggiunge Claudio d’Esposito presidente del Wwf Terre del Tirreno – il ricordo non può che andare a due carissimi amici, che con noi iniziarono questa difficile battaglia e che di sicuro ci osservano sereni e sorridenti dal loro mondo: Giovanni Antonetti e Alessandro Schisano.
Ora che il progetto della mega autorimessa è definitivamente naufragato siamo fiduciosi che la nuova amministrazione sorrentina vada fino in fondo nel procedimento di acquisizione dell’area a patrimonio comunale, per ottenere che tutti gli alberi di agrumi, noci, nespoli, ciliegi e i secolari ulivi tornino al loro posto”.

Il comune di Sorrento, stimolato dal Wwf, aveva emesso infatti un’ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, avverso la quale la ditta costruttrice aveva fatto ricorso al Tar che veniva respinto. Alla successiva ordinanza di acquisizione delle aree a patrimonio comunale i privati hanno di nuovo proposto ricorso al Tar la cui udienza si è tenuta il 7 gennaio scorso (il Wwf in adiuvandum al comune è rappresentato dall’avv. Anna Iaccarino) e di cui si attende la sentenza.

La smania di costruire box interrati, per foraggiare lucrosi affari, complice la legge regionale 19/2001, ha violentato il paesaggio agricolo della penisola sorrentina che ha subito uno scossone e una violenza senza precedenti negli ultimi venti anni, con una fervente attività di ruspe e betoniere, abili e frenetiche nel trasformare gli storici fondi agricoli in enormi baratri in cemento dove parcheggiarvi le auto, col millantato proposito di risolvere il problema del traffico e dell’inquinamento.

Dopo plurime sentenze del Tar, del Consiglio di Stato, della Corte di Cassazione e della Giustizia penale, che hanno sbugiardato la forzata interpretazione della normativa, la recente decisione n°261 del 28 dicembre 2021 della Corte Costituzionale ha definitivamente fatto chiarezza sulle attività urbanistiche e paesaggistiche nell’ambito dell’area disciplinata dal Put approvato con l.r. 35/87.

Ora che il business Boxlandia è saturo, nonchè imploso sotto il peso di una miriade di sentenze e noie giudiziarie, collezionate in due decenni di tenace opposizione delle associazioni ambientaliste, i tempi sono maturi per stimolare le istituzioni, gli albergatori e gli onesti imprenditori ad unirsi concretamente per proteggere i fondi agricoli sopravvissuti, incentivando le produzioni locali e salvaguardando un paesaggio che in tanti ancora ci invidiano e dal quale trae linfa vitale l’intero indotto turistico della nostra amata Sirenland.

L’idea recente dell’amministrazione comunale di Sorrento di produrre marmellate e prodotti con le arance, raccolte dai parchi pubblici e dalle strade della città, è un segno della volontà di tutelare e rilanciare tali coltivazioni, ci auguriamo però non solo nelle strade, ma anche negli storici fondi agricoli, presi di mira dal miope e devastante affare che rischia di trasformare la Terra delle Sirene nella Terra dei Box auto.

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