È una vicenda complessa quella che ruota intorno al ristorante Maria Grazia di Marina del Cantone, locale noto in tutto il mondo per aver dato i natali agli “spaghetti alla Nerano”. Ieri mattina i militari della Guardia Costiera di Castellammare di Stabia hanno dato esecuzione ad un’ordinanza applicativa della misura cautelare interdittiva della sospensione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale e di ristorazione, catering e attività collegate, per la durata di tre mesi, emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della locale Procura, nei confronti del legale rappresentante della società Ristorante Maria Grazia srl, titolare dell’omonimo locale del Comune di Massa Lubrense.
Il destinatario del provvedimento è accusato di violazione dei sigilli, reato aggravato dalla qualità di custode giudiziario. “Il provvedimento cautelare – si legge in una nota del procuratore capo Nunzio Fragliasso – trae origine dall’accertata violazione dei sigilli apposti dalla polizia giudiziaria il 17 dicembre 2025 ad alcune opere (parte della pedana su palafitte, ove insistevano alcuni tavoli) del ristorante, ricadenti sul demanio marittimo che, al termine della stagione balneare, non erano state rimosse”.
Nel corso del 2025 sono stati eseguiti controlli lungo la linea di costa dell’area a sud di Napoli proprio per verificare la regolarità delle strutture a servizio dei locali del litorale. Per la maggior parte delle pedane, infatti, viene rilasciata una concessione stagionale per l’occupazione del demanio. Diversi imprenditori, invece, alla scadenza delle autorizzazioni non rimuovevano le pedane e questo ha portato a diversi sequestri.
Tra i ristoranti finiti nel mirino della Procura della Repubblica anche Maria Grazia dove, dagli accertamenti espletati da Capitaneria di porto e Guardia di Finanza, era emerso, come spiega ancora Fragliasso, “che le opere realizzate, sebbene formassero oggetto di una concessione demaniale marittima stagionale quali opere di facile rimozione con l’obbligo di rimuoverle al termine della stagione balneare, non erano mai state rimosse, atteso che risultavano ancorate stabilmente al suolo anche mediante la realizzazione di putrelle in cemento”.
Si era proceduto, pertanto, al loro sequestro per le violazioni in materia edilizia e paesaggistica e per il reato di occupazione abusiva del demanio marittimo, con affidamento delle strutture alla custodia del titolare del ristorante, “essendosi accertato, altresì, che le stesse presentavano criticità sotto il profilo della stabilità e della sicurezza, non risultando agli atti alcuna autorizzazione sismica né il deposito dei calcoli statici, previo collaudo dell’opera, presso il Genio Civile”.
A seguito del sequestro preventivo delle opere illegittime, il titolare del ristorante aveva avanzato una richiesta di accesso all’area posta sotto sequestro, al fine di procedere ad accertamenti tecnici propedeutici alla regolarizzazione delle stesse. “Tuttavia – scrive ancora Fragliasso – successivamente si accertava che, al termine delle predette operazioni, la pedana in sequestro non solo non era stata rimossa/regolarizzata, ma altresì era stata addirittura riverniciata”.
Pertanto, il 21 giugno scorso, a seguito di segnalazione, personale della Capitaneria di porto effettuava un controllo presso il ristorante Maria Grazia, accertando come “la pedana sotto sequestro, previa violazione dei sigilli (rimozione del nastro bicolore e del cartello monitorio apposti in loco), fosse occupata da diversi tavoli ai quali sedevano numerosi avventori intenti a consumare i pasti. Emergeva, pertanto, che la riverniciatura della pedana era stata effettuata, non solo in assenza di autorizzazione, ma altresì in vista della successiva indebita utilizzazione della struttura stessa”.
Da ciò la misura interdittiva emessa dal gip dopo avere proceduto all’interrogatorio preventivo dell’indagato. Provvedimento che, però, al momento non ha portato alla sospensione dell’attività. A confermarlo il legale dell’imprenditore, l’avvocato Maurizio Sica, il quale spiega che “la notizia della chiusura del ristorante Maria Grazia, per tre mesi, non è vera: il ristorante è regolarmente aperto e lo sarà per tutta l’estate, non è mai stato chiuso dalla Procura di Torre Annunziata. La notizia trapelata è frutto di un equivoco”.
È proprio il procuratore Fragliasso a chiarire al Mattino che in effetti il giudice non ha disposto la chiusura del ristorante, ma ha applicato una misura interdittiva nei confronti dell’imprenditore, che non può esercitare l’attività per tre mesi. L’ordinanza è stata notificata anche alla Camera di Commercio e sarà trasmessa anche agli uffici competenti. A questo punto la vicenda passa sul piano amministrativo. Sarà il Comune di Massa Lubrense a dover verificare la titolarità delle autorizzazioni. Se la licenza commerciale, quella per la somministrazione di alimenti e bevande, le autorizzazioni sanitarie e gli altri titoli risultassero intestati all’imprenditore, l’ente potrà adottare il conseguente provvedimento di sospensione dell’attività. In caso contrario, saranno gli uffici a valutare le eventuali soluzioni consentite dalla normativa.






