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La sentenza di Appello: Il parcheggio di via Rota a Sorrento non si poteva fare

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SORRENTO. Il parcheggio di via Rota non si poteva fare. È questa la sintesi della sentenza emessa ieri dalla seconda sezione della Corte d’Appello di Napoli, una decisione che mette la parola fine al capitolo “boxlandia”. La Corte ha quindi confermato la sentenza emessa nel gennaio del 2016 dal Tribunale di Torre Annunziata con le condanne per i funzionari dell’allora Provincia che rilasciarono il permesso nella qualità di commissari, stante l’inerzia del Comune di Sorrento. Confermate anche le condanne a risarcire i danni alle parti civili: il Wwf rappresentato dall’avvocato Giovanbattista Pane ed i Vas difesi dall’avvocato Johnny Pollio.

Di seguito la nota del Wwf:

“È stata una lunga ed estenuante battaglia, iniziata dieci anni fa dopo innumerevoli udienze e colpi di scena ora la Corte d’Appello di Napoli ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria riconoscendo le ragioni delle associazioni ambientaliste e le colpe di chi autorizzò le opere. È l’ennesima vittoria messa a segno e non possiamo che rallegrarci. Il ricordo non può che andare a due carissimi amici, che con noi iniziarono questa difficile battaglia e che di sicuro ci osservano sereni e sorridenti dal loro mondo: Giò Antonetti e Alessandro Schisano.

Il blitz di via Rota, con il disboscamento di 3.200 mq di uno storico fondo agricolo per edificare un parcheggio interrato su tre livelli con 285 box auto, fu effettuato in pochi giorni, lavorando sotto la pioggia e al buio, e fu reso possibile dalla machiavellica, forzata, e ormai sbugiardata interpretazione della legge. È il fenomeno Boxlandia messo in essere da imprenditori avidi e senza scrupoli e spinto da clan affaristici ben coagulati in penisola sorrentina, con la complicità di tecnici e avvocati di parte i cui pareri “pro veritate” sono apparsi, quasi sempre, assolutamente discutibili e inattendibili. Resta il rammarico dello scempio annunciato sul nascere in via Rota e non frenato per tempo da chi doveva. La piaga del giardino sventrato è ancora ben visibile.

Oggi che il progetto della mega autorimessa è definitivamente naufragato chiediamo con forza che tutti gli alberi di agrumi, i noci, i nespoli, i ciliegi e i secolari ulivi spiantati tornino al loro posto. Il Comune di Sorrento, stimolato dal Wwf, ha emesso infatti una ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi, avverso la quale la ditta costruttrice ha però fatto ricorso al Tar. La battaglia è tutt’altro che conclusa.

La smania di costruire box interrati, per foraggiare lucrosi affari, ha violentato il paesaggio agricolo della penisola sorrentina che ha subito uno scossone e una violenza senza precedenti negli ultimi venti anni, con una fervente attività di ruspe e betoniere, abili e frenetiche nel trasformare gli storici fondi agricoli in enormi baratri in cemento dove parcheggiarvi le auto, col millantato proposito di risolvere il problema del traffico e dell’inquinamento.

Ora che il business Boxlandia è saturo, nonchè imploso sotto il peso di una miriade di sentenze e noie giudiziarie, collezionate in due decenni di tenace opposizione ambientalista, i tempi sono maturi per stimolare le istituzioni, gli albergatori e gli onesti imprenditori ad unirsi concretamente per proteggere i fondi agricoli sopravvissuti, incentivando le produzioni locali e salvaguardando un paesaggio che in tanti ancora ci invidiano e dal quale trae linfa vitale l’intero indotto turistico della nostra amata Sirenland”.

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