La paura attanaglia chi si trova negli Emirati Arabi, a Dubai, come nella vicina Abu Dhabi, a Doha in Qatar, anche in Oman e nel Bahrain. Da quando è esploso il conflitto che vede contrapporti da una parte Stati Uniti ed Israele e dall’altra l’Iran, l’intero Medio Oriente si è trasformato da un paradiso per turisti in un inferno dal quale fuggire il prima possibile. Droni e missili sorvolano le città degli alberghi da mille e una notte diventati bersaglio degli attacchi iraniani.
Sono almeno 90mila gli italiani che gravitano nell’area, diecimila in transito, in attesa di un volo di rientro. Bloccati a Doha, Manama, Abu Dhabi. Ci sono poi molti nostri connazionali che lavorano lì e che in queste ore cercano di rassicurare i familiari in Italia.
“La situazione in questo momento più complicata, per numero di italiani e incertezza, è quella a Dubai e ad Abu Dhabi”, ha detto il vice premier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, in un punto stampa alla Farnesina. “L’obiettivo è soprattutto quello di rassicurare le famiglie che hanno parenti che vivono lì o sono in viaggio. Devono sapere che comunque abbiamo avuto dai Paesi dove sono presenti questi italiani le garanzie di massimo sostegno e massima assistenza anche dal punto di vista economico. Sono tutti ospiti di alberghi pagati dai Paesi dove si trovano”.
Le comunicazioni non sono facili. Per questo il ministro ha rassicurato che “fin dal primo momento sono stati assistiti e verranno assistiti, stiamo dando tutte le informazioni possibili e immaginabili”. Allo stesso tempo si è detto preoccupato più “per l’alto numero di italiani da far rientrare che per l’incolumità”.
Senza dimenticare chi si trova sulle navi bloccate nel Golfo Persico a causa della chiusura dello stretto di Hormuz. Si tratta soprattutto di petroliere e portacontainer, ma ci sono anche navi da crociera. Le compagnie di navigazione hanno ordinato ai comandanti di raggiungere porti sicuri ed attendere l’evoluzione della situazione.





