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Vallone dei Mulini di Sorrento, interrogazione al ministro

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SORRENTO. Il Vallone dei Mulini di Sorrento continua ad essere al centro del dibattito politico, anche a livello nazionale. I senatori del Movimento 5 Stelle hanno presentato un’interrogazione al ministro per i Beni e le attività culturali, Dario Franceschini, un’interrogazione in merito allo stato dell’area, all’eventuale esproprio per garantirne la pubblica fruizione ed agli interventi da mettere in campo per la tutela del sito. Di seguito pubblichiamo la nota diffusa da Rosario Lotito ed il testo dell’interrogazione, però prima vorremmo porre anche noi un quesito: Considerato il degrado in cui versano i Bagni della Regina Giovanna acquistati dal Comune di Sorrento nel 2003, pensiamo che sia effettivamente meglio che il Vallone dei Mulini passi in mani pubbliche?

La nota pentastellata:

Grazie al M5S e grazie al nostro costante impegno sul territorio per la difesa dei beni pubblici è stata pubblicata la nostra interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo se sia a conoscenza della situazione in cui versa il complesso del Vallone dei Mulini e dei motivi per i quali non sia stata disposta la procedura per l’esproprio del bene culturale a scopo di pubblica utilità e a fini di tutela, fruizione pubblica e ricerca e quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di giungere al recupero totale del complesso. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di ridare ai sorrentini un bene storico di cui è pieno della storia di Sorrento e dei sorrentini.

Grazie all’art. 95 Codice dei beni culturali e del paesaggio che prevede:
1. I beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi.
2. Il Ministero può autorizzare, a richiesta, le regioni, gli altri enti pubblici territoriali nonché ogni altro ente ed istituto pubblico ad effettuare l’espropriazione di cui al comma 1. In tal caso dichiara la pubblica utilità ai fini dell’esproprio e rimette gli atti all’ente interessato per la prosecuzione del procedimento.
3. Il Ministero può anche disporre l’espropriazione a favore di persone giuridiche private senza fine di lucro, curando direttamente il relativo procedimento.

Grazie ai nostri portavoce al Senato e grazie ad un continuo contatto col ministero abbiamo fatto richiesta di attuare il suddetto Codice dei beni culturali per verificare la possibilità di espropriare il sito del Vallone dei Mulini e comprendere le motivazioni per cui il Comune non abbia provveduto ad acquistare una tale ed importante proprietà che rappresenta più di ogni altra cosa Sorrento e i sorrentini.

Di seguito il testo della nostra interrogazione.
PUGLIA , VACCARO , DONNO , GRANATO , LANNUTTI , DE LUCIA , GAUDIANO , TRENTACOSTE , PRESUTTO , LANZI , ANGRISANI , ANASTASI , LEONE , PAVANELLI , GIANNUZZI – Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –
Premesso che:
il vallone dei Mulini è una valle della costiera sorrentina e deve il suo nome alla presenza di un mulino utilizzato anticamente per la macinazione del grano. Osservandolo dall’alto, il vallone appare come un profondo solco che attraversa la montagna. L’origine di questo suggestivo scenario risale a circa 35.000 anni fa, epoca in cui si verificò la più vasta eruzione che sconvolse la Campania (Campi Flegrei). Il vallone dei Mulini fa parte di un sistema di cinque valloni che, anticamente, attraversava la penisola sorrentina e indicava i confini tra un paese e l’altro;
il vallone dei Mulini, situato alle spalle di piazza Tasso, domina da secoli il centro della città di Sorrento (Napoli);
unitamente al mulino, nella valle esisteva anche una segheria alimentata dalle acque sorgive che scendevano dalle colline e che serviva per la lavorazione di numerose tipologie di legno, queste ultime utilizzate dagli ebanisti sorrentini per realizzare i famosi manufatti artigianali lavorati ad intarsio. Ed ancora, vi si trovava un lavatoio pubblico ove le donne del popolo andavano a fare il bucato. La valle era collegata direttamente con Marina piccola e con il porto, rappresentando un punto di ritrovo per la popolazione locale, soprattutto per contadini e pescatori, come dimostrano numerosi dipinti e stampe del passato. Il vallone fu abbandonato dopo la costruzione di piazza Tasso, avvenuta nel 1866. La realizzazione della piazza, infatti, comportò l’incanalamento delle acque e il riempimento della parte terminale del vallone, isolandone le vie di comunicazione. Tale costruzione, emarginando il vallone, ha determinato da un lato condizioni climatiche ostili per l’uomo, dato il tasso di umidità intorno all’80 per cento, dall’altro ha favorito lo sviluppo di una rigogliosa vegetazione spontanea tra cui l’elemento dominante è la Phillitis vulgaris, splendido e raro esemplare appartenente alla famiglia delle felci;
il vallone di Mulini, pur non essendo tra i siti turistici più frequentati di Sorrento e risultando attualmente inaccessibile, è stato inserito dal famoso e visitatissimo sito giornalistico americano “Buzzfeed” nella propria lista dei 30 luoghi più affascinanti del pianeta. E inoltre, nel 2013 il profilo social “Nature” su “Instagram” ha ottenuto milioni di visualizzazioni immortalando la valle;
considerato che:
per le sue doti paesaggistiche naturali, la bellezza in primis, il vallone dei Mulini ha, da sempre, una forte capacità attrattiva, basti pensare all’ampia soddisfazione che deriva dall’essere immortalato in numerose stampe e dipinti di importanti artisti ottocenteschi;
è uno dei luoghi abbandonati più fotografati al mondo, con un valore unico per il suo particolare ecosistema, che rischia di scomparire. Questo angolo suggestivo del Paese è costantemente ad elevato rischio idraulico e di frana;
considerato inoltre che:
l’intero complesso è composto da 8 particelle, riportate nel catasto terreni del Comune di Sorrento, che compongono un’area di 4.550 metri quadrati, oltre al fabbricato già adibito a mulino. La Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici di Napoli e provincia, in data 13 aprile 2012 (nota prot. n. 810), ha avviato la procedura finalizzata all’emanazione di uno specifico provvedimento di dichiarazione dell’interesse culturale, ai sensi degli artt. 13 e seguenti del codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) essendo il mulino “tipico esempio di architettura rurale con valenza storico-etnoantropologica e testimonianza dell’economia rurale tradizionale”;
tuttavia, detto patrimonio culturale è divenuto di proprietà privata nel 2012, anno in cui è stato acquistato mediante un’operazione contestata, anche da un punto di vista economico, da più fronti;
si apprende da notizie di stampa riportate su “positanonews” il 7 luglio 2019 che “Tale complesso fu dichiarato di interesse culturale particolarmente rilevante dal Ministero ai Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, ai sensi della legge 11 giugno 1922 n. 778 e con decreto dell’8 novembre 1927. Pertanto, si evidenziava che tale atto di vendita veniva denunciato al Ministero e nello stesso tempo veniva invitato il Soprintendente competente al fine di consentire l’esercizio del diritto di prelazione da parte dello stesso ovvero degli Enti Territoriali competenti, vale a dire Regione Campania, Provincia di Napoli e Comune di Sorrento”;
il sito archeologico è continuamente oggetto di un vivace dibattito tra gran parte della cittadinanza sorrentina e l’amministrazione comunale, guidata negli ultimi 10 anni dall’avvocato Antonino Cuomo, padre dell’attuale sindaco, Giuseppe Cuomo. Al riguardo, sembrerebbe esservi stata una totale inerzia da parte dell’amministrazione comunale sorrentina nel far valere il diritto di prelazione circa l’atto di compravendita della struttura nel 2012. Orbene, l’allora parte acquirente, Mariano Pontecorvo, è attualmente consigliere di maggioranza, mentre alcuni mesi prima rispetto all’operazione ricopriva la carica di assessore per i lavori pubblici nella Giunta del sindaco Giuseppe Cuomo;
considerato infine che il vallone dei Mulini e i suoi ruderi dovrebbero essere considerati beni inalienabili e, pertanto, occorrerebbe procedere all’espropriazione del complesso al fine di preservarlo in toto, scongiurando ogni operazione di ristrutturazione che potrebbe danneggiare permanentemente un’area unica nel suo genere, oggetto di studio da parte di botanici e ricercatori,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza della situazione in cui versa il complesso del vallone dei Mulini e dei motivi per i quali non sia stata disposta la procedura per l’esproprio del bene culturale a scopo di pubblica utilità e a fini di tutela, fruizione pubblica e ricerca;
quali iniziative urgenti intenda assumere al fine di giungere al recupero totale del complesso.