Usura ed estorsione a ristoratore di Sorrento, in 3 a processo

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SORRENTO. Le difficoltà finanziarie lo costrinsero a rivolgersi ad alcuni piccoli imprenditori per un prestito, ma ciò lo spinse nel tunnel dell’usura. Una vicenda che ha portato al rinvio a giudizio di 3 persone accusate a vario titolo di estorsione, tentata estorsione e usura ai danni di un ristoratore sorrentino. Si tratta di Giuseppe D’Apice, 47enne di Piano di Sorrento, titolare di un negozio di generi alimentari; Girolamo Postiglione, 52 anni, originario di Castellammare di Stabia e Rosario Maresca, 57enne di Sant’Agnello.

Il decreto di rinvio a giudizio emesso dal Gup del Tribunale di Torre Annunziata arriva al termine di una complessa indagine aperta circa due anni fa proprio sulla base della denuncia presentata dal ristoratore sorrentino. L’uomo non riusciva a coprire le spese di gestione del proprio locale. E così, sfruttando i contatti giusti, era riuscito a trovare le persone disposte ad aiutarlo. Tra questi, D’Apice, suo fornitore, che gli avrebbe poi chiesto rientri a tassi usurari su fatture non pagate. Dopodiché sarebbero entrati in gioco anche Postiglione e Maresca, conoscenti del commerciante di Piano di Piano di Sorrento.

Alla fine, però, il ristoratore stretto nella morsa ha denunciato la vicenda ai carabinieri. Sul caso la procura di Torre Annunziata aprì un fascicolo affidato al sostituto Silvio Pavia. Seguirono mesi di accertamenti e verifiche sulla base delle quali, pochi giorni fa, il magistrato ha chiesto e ottenuto dal gup il rinvio a giudizio per D’Apice, Postiglione e Maresca. Per loro, dunque, si aprirà a breve il processo davanti al Tribunale di Torre Annunziata.

La vicenda s’inquadra nell’inchiesta sul maxi-giro di usura tra la penisola sorrentina, l’area stabiese e l’hinterland napoletano. Nell’indagine sarebbero coinvolte circa trenta persone, tra le quali anche avvocati, geometri e piccoli imprenditori di Napoli e Provincia. Inclusa la cosiddetta “Sorrento bene”.

Secondo le ipotesi formulate dagli inquirenti, gli indagati avrebbero prestato denaro a imprenditori e persone in difficoltà economiche a tassi di gran lunga superiori a quelli fissati dalla legge. Cifre comprese tra mille e 60mila euro a seconda delle esigenze di chi, soffocato dalla crisi e a corto di risorse economiche, non ha trovato altra soluzione se non quella di rivolgersi ai “cravattari”, i quali, ovviamente, hanno approfittato dell’occasione per applicare tassi d’interesse dal 20 al 50 per cento.

Nella primavera del 2014 i carabinieri perquisirono le abitazioni di decine di persone e persino un albergo del centro di Sorrento: i dipendenti furono allontanati in fretta e furia per consentire tutte le verifiche del caso. Sotto sequestro più di 500mila euro tra contanti ed effetti.