Turista violentata. Il procuratore: “Non è l’unico caso in penisola sorrentina”

violenza-sessuale-sorrento

“Quello di Meta non è l’unico caso. Quanti ce ne sono? Qui arrivano diverse denunce simili”. È quanto ha affermato alle colonne de Il Mattino il procuratore di Torre Annunziata, Sandro Pennasilico. Secondo il capo dei pm oplontini, infatti, la violenza sessuale di gruppo ai danni di una turista inglese di 50 anni non sarebbe un caso isolato in penisola sorrentina. Molte denunce arrivano quando le vittime sono già tornate nei loro Paesi, e impiegano anche mesi a raggiungere la Procura.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti anche in altri casi gli stupratori sono entrati in azione durante durante l’ultima serata di soggiorno delle vittime. Ciò rende più complicate eventuali denunce, visto che molti turisti preferiscono tornare a casa e poi denunciare con calma, per evitare di cambiare biglietti o pagare penali ai tour operator che hanno organizzato la vacanza.

Le donne che raccontano di essere state violentate hanno età diverse e, in quasi tutti i casi, non riescono neanche a fornire dettagli utili per incastrare i responsabili. Alcune riportano di essere passate da un rapporto consensuale alla degenerazione della violenza di gruppo, proprio perché stordite dalla “droga dello stupro” come avvenuto alla 50enne violentata a Meta.

Un modus operandi analogo, infatti, risale all’anno precedente, il 2015. Una turista residente a Londra, habitué delle vacanze sorrentine, ha raccontato di essere stata “abbordata” in un locale di Sorrento durante una serata con molto alcool, portata in disparte e poi violentata da due giovani italiani. Il tutto, proprio l’ultima sera di vacanza in Italia, con il volo per il rientro in patria già prenotato e la possibilità di farlo slittare che sarebbe stata eccessivamente costosa.

Per questo la denuncia è stata sporta direttamente in Inghilterra, dove gli investigatori hanno effettuato tutte le indagini: visite mediche, analisi sugli abiti indossati dalla vittima nel momento dello stupro, rilievo di tracce del dna. Tutti riscontri che hanno confermato l’avvenuta violenza. Il problema, però, è rappresentato dalla tempistica. Gli atti sono stati trasmessi alla Procura di Torre Annunziata solo nell’autunno scorso, ad oltre due anni dai fatti.

Senza nominativi né fotografie che potessero portare all’identificazione degli stupratori, la Procura aveva optato per l’archiviazione delle indagini. L’episodio sarebbe avvenuto all’esterno di un locale dove sono presenti telecamere ma, visto l’enorme ritardo con cui sono arrivati gli atti in Italia, è stato impossibile poter recuperare i video che avrebbero potuto incastrare i due autori della violenza.

Alla richiesta di archiviazione, però, la vittima si è opposta tramite un ufficio legale napoletano. Il gip Giovanni de Angelis, così, ha concesso una proroga di indagine: la ragazza ha indicato come testimone una donna italiana, residente in penisola sorrentina, che avrebbe assistito alle fasi che hanno preceduto la violenza e che potrebbe rivelare dettagli utili all’identificazione degli stupratori. Testimone che sarà ascoltata dagli inquirenti nelle prossime settimane.

Ha immediatamente denunciato a Sorrento, invece, la 25enne studentessa di New York, in vacanza a Sorrento, che dichiarò agli investigatori di essere stata stuprata due volte nel bagno di uno dei locali più importanti della penisola, nella centralissima piazza Tasso. In poche settimane finirono in carcere due giovani della “Caserta bene”, vacanzieri abituali di Massa Lubrense.

Era la notte tra il 27 e il 28 luglio del 2015, quando Francesco Franchini e Riccardo Capece si resero protagonisti di due violenze sessuali (la seconda di gruppo) ai danni di una ragazza poco più grande di loro. Per questi fatti, sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 4 mesi e a 3 anni e 4 mesi di reclusione, ottenendo la scarcerazione e un forte sconto di pena per il risarcimento dei danni versato alla vittima. Tra qualche settimana, passeranno al vaglio della Corte d’Appello di Napoli, con la Procura generale pronta a chiedere la conferma delle condanne di primo grado e la parte civile, rappresentata dall’avvocato Gennaro Ausiello, che chiederà altrettanto.