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Stupro della turista a Meta, le motivazioni della sentenza

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Sono racchiuse in 90 pagine le motivazioni della sentenza con la quale i giudici del Tribunale di Torre Annunziata hanno condannato i cinque imputati a processo per lo stupro della turista inglese di 50 anni avvenuto nella notte tra il 6 ed il 7 ottobre del 2016 a Meta dove la donna era in vacanza con la figlia. Per gli ex dipendenti dell’hotel Alimuri stabilite pene differenti a seconda della gravità dei fatti contestati.

Otto anni di carcere per Antonino Miniero e Fabio De Virgilio, i due barman che hanno violentato la donna nella zona della spa dell’hotel. Pena più alta per Gennaro Davide Gargiulo, condannato a 9 anni di reclusione e accusato dai giudici di aver abusato della turista e di averla accompagnata nell’alloggio di servizio per “concederla” ad altri colleghi. Sette anni per Francesco D’Antonio, che in quella stanza ha ammesso di aver avuto un rapporto sessuale completo mentre la donna era in evidente stato confusionale. Riconosciute le attenuanti solo per Raffaele Regio, condannato a 4 anni per aver partecipato filmando e fotografando la vittima.

I giudici chiariscono di aver riconosciuto le aggravanti “solo per Miniero, De Virgilio e Gargiulo, perché D’Antonio e Regio non lavorando al bar potevano non sapere della droga”. Ad orientarli per una sentenza di condanna – contro la quale i difensori hanno già presentato ricorso – sono state le tante contraddizioni tra i racconti degli imputati, che in più occasioni hanno rivisto le loro stesse dichiarazioni. Ma, soprattutto, l’attendibilità della vittima, che non ha mai cambiato versione dei fatti e che “non ricordandolo, non ha accusato Regio dello stupro”, nonostante per il collegio giudicante sia evidente che “la turista ha subito violenza sessuale di gruppo da almeno cinque persone”.

Tra le prove risultate determinanti ci sono le tracce di Dna di Miniero trovate sotto le unghie della 50enne che ricordava di averlo graffiato. Secondo i giudici, quei rapporti sessuali non sarebbero avvenuti senza la somministrazione dei Z drugs e benzodiazepine (droga dello stupro). “Prima di subire lo stupro – spiegano dal collegio – la turista inglese era stata drogata. Non era consenziente, ma è evidente che gli autori degli abusi abbiano somministrato sostanze stupefacenti con effetti incapacitanti”. Tracce di droga trovate nei capelli della turista del Kent in un periodo tra settembre e dicembre 2016.

Ci sono poi le lesioni – lividi, arrossamenti e dolori – descritti e riscontrati in Inghilterra in sede di denuncia che hanno “dimostrato che la donna ha subito atti di violenza fisica, incompatibili con l’ipotesi di un rapporto energico e vigoroso”. A queste prove si aggiungono i messaggi nelle chat, con tanto di gruppo WhatsApp chiamato “cattive abitudini”. Alcune foto della donna erano state mandate in una chat di Messenger in cui “Gargiulo, fiero, raccontava di aver partecipato a un’orgia”. Altri indagati, invece, avrebbero inizializzato gli iPhone da remoto dopo il sequestro e prima della perizia.